Centrale nel Garigliano, viaggio nella dismissione

A Sessa Aurunca destinato un centro di ricerca
17 marzo 2011 - Speranza Bandini «
Fonte: Il Mattino Caserta

Centrale del Garigliano «Quello che è accaduto in Giappone non è possibile a Sessa Aurunca», lo spiegano da tempo e lo ripetono adesso che si torna a parlare del pericolo nucleare dopo l’esplosione della centrale di Fukushima. Da tempo è ormai partito il piano di dismissione, decommissioning, dicono utilizzando il termine internazionale, della centrale termonucleare del Garigliano. «L’edificio reattore, che corrisponde alla prestigiosa sfera della centrale, patrimonio architettonico del nostro Paese come stabilito dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (è opera dell’archistar Riccardo Morandi, ndr), è stato isolato dal resto dell’impianto e, al suo interno, è stato smantellato il sistema di movimentazione del combustibile. Il serbatoio, che conteneva l’acqua della piscina del reattore, è stato demolito. L’anno scorso è terminata la bonifica dell’edificio reattore dal coibente contenente amianto». Attualmente è in corso lo smantellamento delle apparecchiature convenzionali nell’edificio turbina; la caratterizzazione radiologica dell’impianto e la costruzione delle strutture per la bonifica delle trincee contenenti rifiuti a bassa radioattività. Nel 2010 è stato pubblicato il decreto di compatibilità ambientale (Via) per «l’attività di decommissioning – disattivazione accelerata per il rilascio incondizionato del sito». E così il combustibile della centrale (322 elementi) è stato trasferito in parte in Inghilterra per il riprocessamento e in parte al deposito «Avogadro» di Saluggia. Quest’ultimo è destinato al trasferimento in Francia per essere anch’esso riprocessato. I trasporti del combustibile dal deposito Avogadro sono iniziati nel febbraio 2011. Il piano prevede anche la gestione dei rifiuti con la trasformazione a deposito dell’edificio che ospitava l’impianto diesel d’emergenza ed è in corso la costruzione di un nuovo deposito. Ecco perché spesso - causando anche qualche allarme tra la popolazione - si vedono colonne di camion procedere verso l’impianto aurunco. Entrambi i manufatti ospiteranno, temporaneamente, i rifiuti pregressi e quelli prodotti dal decommissioning della centrale: per esempio le tute degli operai. «Ma non si parla di deposito nazionale», si affrettano a spiegare i tecnici. La Sogin, la società che si occupa della dismissione non solo della centrale del Garigliano ma anche di tutte le altre in Italia è dotata di un codice etico, che, tra l’altro impone di «gestire correttamente il decommissioning e sviluppare nuove tecnologie che contribuiscano alla crescita del Paese e alla tutela dell’ambiente, al fine di creare le condizioni per un futuro migliore». Di fatto, tuttavia, dopo il disastro giapponese, la curiosità della gente - soprattutto di quella che vive attorno alla centrale - attorno alla struttura cresce con preoccupazione. Reattore nucleare della centrale del Garigliano Anche se, i vertici di Sogin, tengono a precisare che sulla centrale del Garigliano si procede solo in operazioni di smantellamento. Del resto si tratta di un impianto di prima generazione, precedente dunque a quello saltato in Giappone che è di seconda, che comunque non potrebbe essere riconvertito. Il reattore prescelto all’epoca della costruzione era un Bwr (reattore ad acqua bollente, lo stesso in uso a Fukushima), progettato dall’americana General Electric Co., con la collaborazione di un consorzio di aziende italiane e straniere come l’Ansaldo, la Terni e l’Italstrade; l’industria nazionale partecipò per il 70% alla realizzazione dell’intera opera. Il sito - realizzato tra il 1959 e il ’64, anno in cui entrà in esercizio - è fermo del 1978. Ma ora più che mai i cittadini di Sessa Aurunca e di tutti gli altri comuni vicini alla centrale si interrogano sulla validità del nuovo piano nucleare che l’Italia si appresta a varare. Nei giorni scorsi è stato il circolo di Sel che proprio nella cittadina aurunca ha avviato la campagna referendaria sul nucleare invitando ambientalisti ed esperti a discutere sul progetto ribadendo la posizione contraria a qualunque ipotesi di ritorno al nucleare. Una ipotesi che già lo scorso anno venne categoricamente smentita durante un incontro, proprio nell’impianto del Garigliano, tra l’allora commissario Francesco Mazzuca e il presidente della Provincia Domenico Zinzi: «Il sito – affermò alla fine della visita - dopo l’ultimazione del processo di smantellamento, potrà essere utilizzato come centro di ricerca. Una prospettiva molto importante per lo sviluppo del territorio di Sessa Aurunca e dell’intera Provincia di Caserta».

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