"Costo dei rifiuti, premi ai Comuni virtuosi"

"IrpiniAmbiente" spiega le tariffe. Galasso ammette: c'è il rischio di aumentare la Tarsu
8 marzo 2011 - Michele De Leo
Fonte: Il Mattino

«L’incremento dei costi per le attività afferenti il ciclo integrato dei rifiuti riguarda tutti i comuni della provincia, in quanto gli obiettivi prefissati dalle linee regionali, del 75% di raccolta differenziata nel 2013, comportano servizi spinti di porta a porta su tutte le frazioni, escludendo quasi completamente la raccolta stradale». I vertici della società provinciale di gestione del ciclo integrato dei rifiuti entrano nel dettaglio, attraverso una nota, del problema dei costi del servizio. «Gli aumenti - spiegano da ”IrpiniAmbiente” - non riguardano esclusivamente i comuni che non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati di raccolta differenziata che, tra l’altro, stanno lavorando in piena sintonia con la società». Come già anticipato da «Il Mattino», non mancano, però, i malumori tra gli amministratori per gli incrementi previsti. «Si tratta - evidenzia il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso - di costi che pesano, anche perché arrivano in una fase in cui si registrano tagli consistenti ai finanziamenti per gli enti locali. Ci mettono nella condizione di rivedere la tarsu: l’obiettivo è, però, quello di contenerla, riducendo magari le agevolazioni per i cittadini delle periferie, attraverso una valutazione delle distanze previste per i conferimenti». Preferisce rinviare ogni commento, invece, il primo cittadino di Grottaminarda, Giovanni Ianniciello. «Stiamo effettuando - spiega - una serie di valutazioni con l’ufficio di Ragioneria per definire l’impatto dei costi che, inevitabilmente, subiscono un incremento». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega di Mirabella, Vincenzo Sirignano. «Eventuali aumenti sostanziali - dice - sono da evitare in questa fase in cui sono ridotti i finanziamenti per gli enti locali e le famiglie sono in forte difficoltà. Il piano industriale va bene, ma è necessario calarlo nella realtà: un terreno di intervento più vasto può favorire un’ottimizzazione dei servizi». Nella lettera inviata ai comuni, i vertici di «IrpiniAmbiente» confermano un costo procapite medio di 127 euro - «che va maggiorato dell’Iva», evidenziano gli amministratori - con l’aggiunta del costo per lo smaltimento dell’indifferenziata. Non è, però, questa la somma che pagheranno i cittadini: il costo complessivo deve essere ripartito, sulla base dei regolamenti comunali, con aliquote diverse, tra famiglie, attività commerciali e attività industriali. Intanto, rientra la spaccatura apertasi nel sindacato rispetto all’intesa per l’acquisizione del personale del comparto da parte della società provinciale. A seguito di un incontro con i vertici di «IrpiniAmbiente», la Cgil - dopo aver confermato di non aver messo in discussione il contenuto dell’accordo e di non avere l’obiettivo di mettersi di traverso alla nuova gestione - ha sottoscritto il documento, nel quale è stato inserito il chiarimento richiesto di legare il passaggio dei dipendenti a «IrpiniAmbiente» all’articolo 6 dei contratti di lavoro del settore. «Questo assicura maggiori garanzie ai lavoratori», spiegano soddisfatti dal sindacato di via Padre Paolo Manna. Non manca un’ulteriore polemica. Attraverso una nota, le rappresentanze sindacali aziendali degli ex Cosmari, oggi in liquidazione, annunciano l’indizione di un referendum - da tenersi dopodomani, giovedì 10 - in merito al «conflitto emerso tra le organizzazioni di categoria circa le caratteristiche del contratto di lavoro da applicare nella società ”IrpiniAmbiente” al momento del transito degli operatori dei disciolti consorzi di bacino». Dalla nota, pure corredata dal facsimile della scheda di votazione - che chiede se si vuole mantenere l’attuale contratto collettivo di lavoro (Federambiente) al momento del passaggio - si discostano le organizzazioni di categoria. «Quello diffuso - spiegano - non è un documento sindacale. Tantomeno è opportuno indire un referendum su una questione rispetto alla quale siamo tutti d’accordo». I segretari delle organizzazioni di categoria ribadiscono che la sottoscrizione dell’intesa non prevede l’accettazione del contratto Fise igiene ambientale proposto dal nuovo soggetto di gestione. La partita per l’applicazione contrattuale resta aperta: la risoluzione potrebbe passare esclusivamente per un procedimento giudiziario.

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