La rivolta di Scampia: «No discarica» Cesaro: controlli sulle proprietà dei siti

Cortei e proteste anche a Tufino:
Cladoro: il presidente della Provincia sta facendo molto e la città è pulita
27 febbraio 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Proteste antidiscarica a Tufino e Scampia mentre il governatore Caldoro sottolinea: «Cesaro ha fatto moltissimo in queste settimane». E il presidente della Provincia ripete: «Non apriremo discariche, ma cave che ospiteranno il materiale stabilizzato, come del resto ci chiede di fare l'Europa». Cominciamo dalle proteste. Ieri in trecento hanno sfilato in corteo per le strade di Scampia dove il Comune ha ipotizzato di aprire un sito di trasferenza. Presenti anche le associazioni Gridas e Insurgencia e gruppi di disoccupati che chiedono di essere impegnati nel porta a porta. Il corteo è partito da piazza della Libertà e ha percorso le strade del rione 167 fino ad arrivare all'area nella quale potrebbe sorgere il sito di trasferenza. «Ci avevano promesso l'università e ora vi rifilano una discarica – hanno protestato i manifestanti - Dobbiamo, invece, essere uniti per la difesa del territorio e della salute dei cittadini, e per un ciclo virtuoso dei rifiuti». Il sito dovrebbe essere poco distante dal campo Rom di Scampia e questo genera altre preoccupazioni. Nella chiesa di San Michele a Casamarciano si sono incontrati, invece, le associazioni ambientaliste che protestano contro l'apertura del sito che dovrebbe raccogliere il cosiddetto compost fuori specifica proveniente da diciassette comuni del nolano. Presenti con il consigliere provinciale Tommaso Sodano i sindaci di Roccarainala, Raffaele De Simone; Visciano, Domemico Montanaro; Sperone, Salvatore Alaia, e consiglieri dei Comuni coinvolti. Alla fine è stato elaborato un documento con il quale si chiede ai primi cittadini di non firmare protocolli d'intesa se prima non sarà varato un piano provinciale. Gli altri obiettivi: la riconversione dello stir di Tufino e l'immediata realizzazione di un impianto di compostaggio. Su tutto una preoccupazione: che il materiale prodotto dallo stir possa contenere metalli e altri materiali tossici provenienti dai Comuni dove non si fa la differenziata. Favorevole all'accordo, invece, lo schieramento dei sindaci guidato dal presidente dell'agenzia di sviluppo dell'area nolana, Andrea Manzi, primo cittadino di Casamarciano, che hanno chiesto, però, un rinvio dell'incontro che si doveva tenere lunedì. «Solo ieri mattina abbiamo ricevuto il documento della Provincia - spiega Manzi – e ora dobbiamo analizzarlo e discuterlo». La situazione, dunque, resta complessa anche se il presidente Cesaro si mostra ottimista puntando anche sulla collaborazione di Caldoro. La Provincia, infatti, scommette sulla possibilità di stabilizzare i rifiuti negli stir evitando di mandare in discarica il «tal quale» pure perché, lo ha sottolineato Cesaro nella missiva inviata al governo e alla Regione il 15 febbraio, i vincoli imposti sul territorio rendono difficile l'individuazione di sversatoi. Ma anche reperire le cave non sarà semplicissimo: «Noi ci stiamo muovendo nell'ambito dei siti individuati dal piano regionale – spiega Cesaro – con un occhio attento alle proprietà: scarteremo tutte quelle che appartengono a persone o società che non garantiscano l'assoluta legalità o sui quali ci sono stati recenti modifiche». Sulla vicenda è intervenuto ieri anche il Governatore Caldoro che ha sottolineato: «Il presidente Cesaro ha fatto moltissimo per trovare una soluzione condivisa, ma ha un compito complicatissimo, perché pensare di fare discariche nella provincia di Napoli è veramente un'impresa difficilissima». Si torna anche a parlare di provincializzazione, ma Caldoro sottolinea: «Questo non si può fare per legge. Anche se le leggi si possono sempre cambiare. È ragionevole discutere anche su una modifica legislativa, ma attorno alla modifica di una legge ci vuole il consenso». Poi una nota positiva: «Siamo da dieci giorni con Napoli e Provincia particolarmente pulite, e questo dimostra che avevamo ragione noi e non quelli che trasferivano sui giornali internazionali la situazione come se fosse irreversibile».

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