Rifiuti, incendi, inquinamento ipoteca camorra sull'ambiente

Dossier del Corpo Forestale: situazione gravissima a Napolie Caserta
23 febbraio 2011 - Rosaria Capacchione
Fonte: Il Mattino

Il bilancio Due province che sono un solo territorio, un continuum geologico e morfologico che subisce, in maniera omogena, gli stessi guasti provocati dalla gestioni criminale dello smaltimento dei rifiuti, dell’incendio di boschi e campagne, dell’inquinamento delle falde acquifere. Napoli e Caserta sono accomunate anche nell’analisi del Corpo forestale dello Stato, il consuntivo di un anno di attività in Campania trasmesso alle due Procure distrettuali di Napoli e Salerno e a tutte quelle dei circondari. Un rapporto ancora riservato, corredato da tabelle e analisi statistiche, che anticipa le linee della prossima attività preventiva e repressiva. E in conclusione, l’ufficio analisi del comando regionale sottolinea: «Le province più problematiche sotto il profilo della criminalità ambientale sono Napoli e Caserta, nei cui territori sono più attive organizzazioni criminali ramificate e capillarmente diffuse, che soffocano il tessuto economico e sociale frenando lo sviluppo sociale ed economico di tutta la regione. La presenza delle organizzazioni criminali di tipo camorristico costituisce sicuramente l’indicatore più significativo nelle due province suddette, che attraggono e producono malavita, essendo le aree più sviluppate sotto il profilo industriale ed economico». Un contesto in cui «l’emergenza rifiuti ha dato luogo ad una variabile molto significativa, in quanto ha dato forte impulso ad una serie di affari illeciti che hanno attratto la malavita, costituendo un volano capace di produrre ingenti profitti con rischi contenuti. Oltre ai reati connessi al traffico dei rifiuti, alle discariche abusive, nelle due province si concentrano illeciti di natura edilizia che non trovano paragone per numero e per gravità negli altri territori». Tre schede della relazione sono dedicate alla situazione di Avellino, Benevento e Salerno. Vengono indicate alcune criticità, come la nascita dei parchi eolici (soprattutto a Ginestra degli Schiavoni) in provincia di Benevento, o il dissesto idrogeologico che ha provocato le frane di Atrani e di Montaguto, con i relativi abusi sulla gestione dei fondi per la ricostruzione. L’allarme, anche se contenuto, riguarda anche lo smaltimento dei rifiuti e le frodi sui prodotti che hanno ottenuto la certificazione Docg. Drammatica, invece, l’analisi del territorio in provincia di Caserta: corsi d’acqua inquinati (Volturno, Garigliano, Agnena, Savone, Regi Lagni), contaminazione da diossina «in un’area estesa della provincia». La porzione di territorio interessato è delimitata a sud dalla provincia di Napoli e a nord dalla catena del Partenio, dai Tifatini e dalla sponda sinistra del Volurno. Coincide con quella che fu la Campania Felix. «La zona contaminata - annota l’analista - caratterizzata da una forte antropizzazione e da una massiccia presenza di impianti industriali ha il suo ideale baricentro nel comune di Marcianise (dove il prossimo mese sarà aperta una nuova stazione del Corpo forestale, ndr). Proprio in quest’ultimo Comune si sono presentati i picchi massimi del fenomeno. Questa forma di inquinamento ambientale ha la caratteristica di entrare nella catena alimentare dell’uomo». Ancora: «Studi epidemiologici sull’uomo hanno evidenziato una correlazione tra esposizione a diossina e determinati tumori come il sarcoma dei tessuti molli, linfoma di Hodgkin, tumori tiroidei, polmonari e mesotelioma». La presenza del clan dei Casalesi nella gestione dei rifiuti, considera il Corpo forestale, rende assai problematica la previsione di risoluzione dell’emergenza. E impone massima prudenza nell’individuazione di nuovi siti destinati allo stoccaggio dei rifiuti e alla trasformazione. Proprio Marcianise è stata individuata come area destinata alla costruzione di un gassificatore, impianto che rischierebbe di danneggiare ulteriormente il già disastrato territorio. Analoghe le considerazioni sullo stato della provincia di Napoli, soprattutto l’area nord confinante con il Casertano. Ma molta attenzione è dedicata all’attività di tutela del «paniere Napoli», il cesto della spesa delle specialità gastronomiche tutelate dai marchi Dop e Igp, particolarmente appetite da organizzazioni specializzate in frodi e contraffazioni. Quindi, in consuntivo, i controlli effettuati per garantire che sul mercato arrivino il vero provolone del Monaco e l’autentico limone di Sorrento. Pure quelli, assieme alla mozzarella di bufala dop che rischia di essere inquinata da «cagliata di bufala congelata proveniente dai paesi dell’Est o da latte di bufala congelato proveniente da zone non dop», frutti di un territorio che rischia la distruzione e per la cui tutela i mezzi impiegati continuano a essere scarsi, comunque inadeguati. E per vincere la guerra, sottolinea il rapporto, l’arma della buona volontà è un’arma spuntata.

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