Rifiuti, è paralisi restano a terra 1400 tonnellate

L'assessore: andrà sempre peggio
7 febbraio 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Le tappe della crisi A passo spedito verso la crisi. Ieri a terra a Napoli c’erano 1400 le tonnellate di spazzatura e oggi ce ne potrebbero essere molte di più visto che alla chiusura degli impianti di tritovagliatura erano 88 i compattori dell’Asia ancora carichi e che oggi non potranno prendere nuovi rifiuti. Perciò, secondo l’assessore all’igiene urbana del Comune, Paolo Giacomelli «la situazione è destinata a peggiorare». Ma dalla Regione fanno notare che in tutti i giorni festivi gli stir chiudono a mezzogiorno e l’arretrato si recupera generalmente il lunedì. In questo caso, però, non ci saranno compattatori da poter impiegare: in gran parte sono pieni. Ieri, infatti, sono state portate solo 109 tonnellate a Tufino e 48 a Giugliano: ogni tentativo di rifarsi sembra destinato a fallimento. Non solo: la situazione è peggiorata rispetto alle scorse settimane a causa del progressivo esaurimento della discarica di Chiaiano dove si scarica oramai a rilento. Ieri nel sito di via Cupa del Cane sono state sversate solo 324 tonnellate, fino a un mese fa se ne portavano settecento ogni notte. «Siamo fiduciosi che la Provincia porti a termine i lavori per facilitare l’ingresso dei camion al sito», dice Giacomelli. Ma in tempi brevi bisognerà fare i conti con la chiusura del sito. La situazione non è rosea nemmeno in Provincia dove, secondo una stima dei Verdi, invece, ci sono cumuli per oltre 5500 tonnellate. La situazione è difficilissima in diversi Comuni, tra cui Melito, Quarto e Pozzuoli. I tempi quindi sono ormai strettissimi e l’apertura di nuove discariche sembra l’unica strada per evitare il disastro. Oggi il presidente della Provincia Luigi Cesaro incontrerà diciannove sindaci del nolano per discutere dell’apertura di un sito in quella area. L’accordo non sembra impossibile. Saltata, invece, con ogni probabilità, l’idea di organizzare un invaso a Quarto soprattutto per il no della sovrintendenza. Altre buche dovrebbero essere individuate a Ercolano, nella zona nord di Napoli e nell’area tra Pomigliano, Marigliano e Acerra. A questo punto, però, Cesaro, che ha tentato in ogni modo di trovare un accordo con i primi cittadini, sarà costretto a decidere in ogni caso. La scelta dei siti è diventata ineludibile sia per evitare una emergenza ancora più drammatica delle precedenti, sia per varare il piano d’ambito da inviare alla Regione per permettere all’assessore Romano di elaborare un definitivo piano regionale da presentare a Bruxelles. Solo così sarà possibile provare a evitare una nuova procedura d’infrazione. Quella che si avvia sarà una settimana decisiva anche sul fronte del termovalorizzatore di Napoli est: il governatore Caldoro dovrà nominare il commissario incaricato di accelerare la procedura di gara. Il nuovo responsabile potrebbe scegliere di mandare avanti quella già avviata dall’Asia o ricominciare tutto daccapo: e gli enti locali (Comune e Provincia) rischiano di essere estromessi dalla gestione e dagli incassi provenienti dall’impianto. In questo caso il futuro sarebbe ancora più buio perché la Tarsu sarebbe destinata a lievitare ancora.

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