«Uno dei nostri nel commissariato» E a cena De Biasio ricevette l’incarico

La telefonata intercettata tra Orsi e il capo di gabinetto del commissario Catenacci
2 febbraio 2011 - r.cap.
Fonte: Il Mattino

Chi controlla i controllori? Bella domanda, se due funzioni sono nelle mani di una sola persona: il subcommissario per l’emergenza rifiuti, il vice di Bertolaso alla vigilia del drammatico inverno del 2007. Lo aveva sottolineato il pm Franco Roberti all’indomani dell’arresto dei fratelli Orsi e dell’architetto De Biasio. Lo chiede, per ottenere maggiori chiarimenti, Paolo Russo, componente della commissione d’inchiesta. Si aggregano Pasquale Viespoli, Camillo Piazza, Giacomo De Angelis. È il pm Raffaele Cantone, titolare dell’inchiesta su Ce4-Ecoquattro assieme al collega Alessandro Milita, a rispondere: «Le indagini si fermano al periodo 2004, quindi alla struttura commissariale che passa dalla gestione Facchi alla gestione Catenacci. È sicuramente provata tutta una serie di rapporti tra gli imprenditori Orsi e la gestione Facchi, ma è purtroppo provata anche una serie di rapporti tra gli Orsi e la gestione Catenacci, nel senso che gli imprenditori Orsi capiscono la necessità (e questa era poi la ragione dell’intervento del procuratore Roberti che parlava di controllori e controllati) di inserire uomini propri all’interno della struttura commissariale». Qualcuno dei nostri - È ancora Cantone a spiegare: «In una intercettazione telefonica l’imprenditore Orsi (Michele, ndr), parlando con il viceprefetto Raio, che era il capo di gabinetto del commissario di governo dell’epoca, il dottor Catenacci, indicava la necessità di inserire ”qualcuno dei nostri” all’interno della struttura commissariale (....) indicando poi l’architetto De Biasio, il quale venne inserito con un ruolo tecnico di rilevante importanza all’interno della struttura commissariale e poi nominato, di recente, subcommissario della medesima». La cena - Sono i fratelli Orsi, dunque, a indicare al Commissariato di governo il nome di chi avrebbe dovuto controllare l’attività del Ce4 e di Ecoquattro. Investitura formale nel corso «di una cena nel corso della quale si discusse della nomina dei De Biasio». È a questo punto che vengono forniti chiarimenti sul magistrato che era in contatto con i fratelli Orsi e del quale, essendo stato archiviato dal gip di Roma il procedimento a suo carico, i colleghi napoletani non avevano riferito il nome. Identificazione sollecitata dal presidente della commissione, Roberto Barbieri. Raffaele Cantone riferisce il nome del pm Donato Ceglie, specificando l’esito del procedimento. Roberti integra l’informazione con la ricostruzione dell’iter giudiziario che aveva portato alla trasmissione degli atti alla Procura di Roma: la sollecitazione fatta dal pm sammaritano ad Ernesto Raio, all’epoca in servizio presso la prefettura di Caserta, del rilascio del porto d’armi a Michele Orsi. Parla Catenacci - La commissione d’inchiesta acquisisce anche il decreto di archiviazione del gip di Roma nel quale si fa riferimento all’interrogatorio di Corrado Catenacci da parte del pm capitolino Giuseppe Amato: «Di rilievo ancora gli esiti delle sit rese dal prefetto catenacci il quale, in termini compatibili con quanto già desumbile dall’attività intercettiva, fa riferimento a una inusitata attività di consulenza svolta dal Ceglie nei confronti dello stesso prefetto e del commissariato, in ragione della sua precipua competenza professionale, nonché a un parimenti inusitato interessamento del Ceglie per risolvere un ostacolo formale che si pensava sussistesse per l’assunzione presso il commissariato di un professionista, l’architetto De Biasio». Il testo scritto riporta fedelmente anche gli interventi di Giacomo De Angelis, ex parlamentare maddalonese, in favore del magistrato sammaritano noto per le sue indagini a tutela dell’ambiente, cercando inutilmente di strappare a Roberti e Cantone un giudizio su Ceglie, sul quale aveva invece indagato un altro ufficio. I rifiuti industriali - L’interesse del verde Camillo Piazza è, invece, tutto per i rifiuti industriali. Dice: «La Campania è la punta dell’iceberg, credo che anche quando ci occuperemo della Puglia e seriamente della Calabria scopriremo disastri». Chiedi chiarimenti al pm Maria Cristina Ribera, che fa i nomi di alcune aziende coinvolte nel traffico illegale: il consorzio Milano Pulita Lombardia, la Nuova Esa di Marcon Veneto, il Tev di Masarosa Toscana, l’Agroter di Pesaro.

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