«Parte civile nel processo contro chi avvelena il mare»

Balneatori e ambientalisti: per vent'anni i depuratori mai attivati
30 gennaio 2011 - Claudio Coluzzi
Fonte: Il Mattino Caserta

«Uno scempio. Come e peggio dello scandalo rifiuti. Per 20 anni non hanno fatto funzionare i depuratori realizzati nell’ambito del Progetto di disinquinamento del Golfo di Napoli (uno a Cuma e quattro in provincia di Caserta lungo i Regi Lagni) e hanno consentito che venisse gettato in mare percolato, disseminati fanghi di depurazione sui campi. Inoltre non hanno mai bonificato ben 1083 scarichi abusivi censiti lungo il canale dei Regi Lagni». Antonio Cecoro, presidente dell’Assobalneari di Confindustria, non riesce a trattenere l’emozione. «Finalmente le Procure di Napoli e Santa Maria ci hanno messo le mani - sbotta - è avvilente ma qui la magistratura è costretta a supplire a compiti meramente amministrativi. Infatti da quando la Procura ha commissariato la gestione dei depuratori, ossia in solo un anno mezzo, il mare del litorale domiziano è ritornato balneabile. Lo dimostrano i dati Arpac pubblicati sul Burc della Regione Campania il 10 gennaio scorso. Una svolta epocale, da 30 anni il mare non era così pulito. E questo perché? Perché i depuratori non depuravano niente. Era tutta una messa in scena. Chi ha fatto questo, chi risulterà colpevole dall’inchiesta in corso è alla stregua dell’autore di un genocidio. Ha ucciso un’economia, ha affamato una Regione, ha fatto ammalare di tumore migliaia di persone». Assobalneari insieme a Wwf, Legambiente, Aisoim, Codacos, Meduc e Cirf (tutte associazioni ambientaliste o di consumatori) ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento della Procura di Napoli derivante dagli accertamenti del Noe e della Guardia di Finanza. «Già due anni fa - commenta inoltre il presidente del Sindacato Italiano Balneari, Giocondo Marcello - tutti gli iscritti al Sib presentarono degli esposti per denunciare quanto è stato riscontrato in queste ore dalla magistratura. Ed è quindi chiaro che oggi più che mai gli operatori balneari proseguiranno la loro battaglia legale per ottenere non solo il risarcimento del danno d´immagine già subito ma anche di quello che ne deriverà ancora nel prossimo futuro». «È con soddisfazione che accogliamo - dice ancora Alessandro Gatto, responsabile regionale del Wwf - l’inchiesta della Procura a cui del resto ci siamo rivolti in più di un’occasione per denunciare lo scempio che è stato fatto del territorio casertano. Costituirsi parte civile e difendere le ragioni dei cittadini danneggiati da una cattiva politica mi sembra ora il minimo». Va detto che l’inchiesta della Procura di Napoli, prendendo in considerazione il funzionamento dei cinque depuratori campani, ha preso in esame solo uno degli elementi di inquinamento del mare casertano, il più consistente, ma non l’unico. Infatti la depurazione doveva essere effettuata sugli scarichi fognari di una grossa condotta sotterranea che raccoglie i liquami di più di cento comuni rientranti in quattro province e questo era compito dei depuratori. «Ma nei quattro impianti di depurazione dei Regi Lagni - precisa Stefano Tonziello, presidente del Movimento europeo Difesa Utenti Cittadini ed esperto di materie ambientali - ci sono dispositivi di digestione anaerobica che non sono mai stati messi in funzione. Giusto per comprendere la depurazione aerobica abbatte lo 0,5 per cento di elemento inquinante, quella anaerobica il 20 per cento. Gli impianti mai fatti funzionare prevedevano due fasi. Una prima con depurazione aerobica (ora riattivata dai commissari) e una seconda anaerobica in grado di depurare fanghi, percolato, letame e produrre energia. Ebbene questi ultimi impianti restano ancora inattivi all’interno dei depuratori». C’è poi l’inquinamento prodotto dal canale dei Regi Lagni che è invece altra cosa. I Regi Lagni infatti dovrebbero essere solo un canale di scolo di acque chiare o piovane e per questa ragione si immettono in mare direttamente. In realtà nei Regi Lagni, attraverso centinaia di scarichi abusivi, viene sversato di tutto e in tale canale finiscono spesso anche carcasse di animali e letame derivanti dagli allevamenti della piana dei Mazzoni. Su quest’altro aspetto dell’inquinamento del mare casertano ha indagato per anni la Procura di Santa Maria Capua Vetere e attualmente, in forza di un Protocollo d’intesa firmato alla presenza dei ministri Maroni, Alfano e Prestigiacomo, la stessa Procura ha avviato un’altra indagine conoscitiva. Si parte da un quadro desolante: circa 8,7 chilometri di costa inquinata e solo il 34% di costa balneabile, la maglia nera per lo stato di salute delle acque va decisamente a Caserta.

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