"In carcere per un numero, siamo attoniti"

L'amministratore delegato de La Doria, Ferraioli: "Trafficanti di rifiuti? Siamo una casa di vetro"
27 gennaio 2011 - Gianni Molinari
Fonte: Il Mattino Salerno

«Diciamo bene, sicuramente oggi è meglio di ieri». Antonio Ferraioli, amministratore delegato de La Doria, nel suo ufficio nella sede centrale del gruppo ad Angri ricostruisce la vicenda giudiziaria che ha portato in carcere per poco più di 24 ore il fratello Andrea, direttore generale e componente del consiglio di amministrazione, e quattro manager del gruppo nell’ambito di un’inchiesta sul trasferimento di rifiuti speciali non pericolosi (materiali inerti prelevati dopo le operazioni di pulizia dei pomodori) in alcune cave campane e pugliesi. Una vicenda che nasce da valutazioni diverse su quale codice attribuire a questi rifiuti. In 24 ore lo stesso gip che ha ordinato il trasferimento a Poggioreale appena il giorno prima perché una legge approvata dal Parlamento durante l’inchiesta ha cambiato la norma sulle esigenze cautelari per le persone coinvolte in indagini su reati ambientali.
Resta un vulnus: 24 ore da trafficanti di rifiuti... «Resta innanzitutto un senso di profonda amarezza se ci si ferma solo un attimo a pensare come si possa essere colpiti senza alcun fondamento da provvedimenti di tale gravità che minano la libertà stessa dell’individuo. Credo che ciò rappresenti un grave vulnus per una democrazia quale dovrebbe essere l’Italia. È certamente un fatto su cui riflettere».
Tuttavia intorno a La Doria e anche a lei c’è stato un coro di solidarietà. «C’è stato un’iniziale momento di sconforto e ovviamente di grande turbamento e devo dire di sgomento al solo pensare che senza colpa alcuna mio fratello Andrea (e componente del cda, ndr) e altri quattro dirigenti dell’azienda si trovavano in carcere. Una cosa che ci ha lasciati attoniti. Devo dire che anche in questa occasione abbiamo capito di avere il pieno supporto di tutto il gruppo dirigente e dei dipendenti tutti. Ringrazio anche le organizzazioni sindacali e le rsu aziendali che sin dal primo momento hanno manifestato la loro solidarietà».
Quanto è costata a La Doria finora questa vicenda. «In Borsa l’impatto è stato relativo: è vero che il titolo ha perso il circa il 6% ma ci sono stati scambi anche molto ridotti e quindi non c’è stata una fuga dal titolo. Per quanto riguarda i clienti ha chiamato qualche cliente italiano, ma una volta spiegati i fatti ci hanno fatto avere piena solidarietà e sostegno».
Le accuse rivoltevi riguardano, sostanzialmente, la valutazione sulla classificazione dei rifiuti: voi sostenete che vanno messi in cava, la Procura in discarica. Questo chiama in causa anche la legislazione ambientale sia nazionale sia regionale. «Ribadiamo la piena liceità dei nostri comportamenti, ci auguriamo che la vicenda sia chiarita al più presto e ribadiamo la piena fiducia nell’operato della magistratura. Vi sono ovviamente nella legislazione spazi interpretativi. Noi abbiamo semplicemente classificato i residui derivanti dalle operazioni di prima pulizia del pomodoro secondo un codice Cer che ci era consentito perché ritenevamo che quello fosse da attribuire e che permetteva di smaltire attraverso il recupero in cava in quanto si tratta di rifiuti non pericolosi, in pratica terreno e pietrisco privo di rifiuti organici. Gli organi inquirenti non sono d’accordo su questa classificazione: di questo parliamo di una classificazione».
Però l’accusa è traffico illecito. «Non riusciamo a capire perché si parli di traffico illecito di rifiuti e di discarica abusiva. Abbiamo pienamente collaborato alle indagini, fornendo spontaneamente i documenti richiesti. Nella campagna del 2010 - i fatti oggetto delle indagini riguardano il 2008 e il 2009 - pur non condividendo l’impostazione degli inquirenti ci siamo adeguati conferendo questo terreno in discarica, una cosa che ha un impatto ambientale molto molto peggiore rispetto a quanto adottavamo prima, cioè il recupero in cava».
Questo in Campania, in altre regioni funziona diversamente. «Esiste una normativa nazionale ma in Emilia Romagna e Puglia - dove si stanno trasferendo alcuni stabilimenti conservieri - che consentono modalità di smaltimento di questi rifiuti non pericolosi molto più agevoli. In questo la Regione Campania è stata assente nonostante sollecitazioni che noi abbiamo fatto. E la stessa assenza è stata notata da parte del ministero dell’Ambiente che abbiamo più volte sollecitato sia come Confindustria sia come associazione dei conservieri (Anicav)».
Per La Doria ora cambia qualcosa? «È chiaro che ci possono essere momenti di sconforto, ma bisogna pensare all’azienda e al suo sviluppo».
Lei è candidato alla guida di Confindustria Salerno, conferma la sua disponibilità? «Se questa vicenda non si fosse conclusa nel giro di 24 ore avrei ritirato la mia candidatura. Non avrei consentito a nessuno per un secondo di pensare che volessi utilizzare una, tra l’altro eventuale, carica per risolvere problemi personali e aziendali. Ma la soluzione della vicenda mi porta a confermare la mia candidatura e se sarò eletto presidente dedicherò ancora più impegno a supporto dei temi della libertà dell’iniziativa dell’impresa privata e dello sviluppo del nostro territorio, in cui noi come azienda siamo rimasti con sede centrale e tre stabilimenti, nonostante il forte sviluppo avuto in altre regioni e all’estero. E siamo rimasti nonostante le difficoltà economiche e non solo economiche della regione Campania».

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