Quando le aziende «coloravano» di rosso Solofrana e Cavaiola

Nell'Agro la più alta concentrazione di imprese di trasformazione
Anni '50: il boom di inquinamento
26 gennaio 2011 - Domenico Barbati
Fonte: Il Mattino Salerno

É da circa un secolo che l’Agro nocerino fa i conti con le industrie conserviere. Un’attività che è cresciuta di pari passo con i consumi e la trasformazione lenta, ma inarrestabile, dei gusti dei consumatori. Fino a 50 anni fa l’Agro nocerino vantava la più alta concentrazione di aziende conserviere d’Italia. Tre, al massimo quattro mesi di lavorazione, concentrata solo sul pomodoro, che permettevano, nei fatti, la piena occupazione fra malattia, ammortizzatori sociali, maternità e contributi vari. Le aziende conserviere erano dislocate nei posti più impensati. A Nocera Inferiore, come in tutti i comuni dell’Agro, le «fabbriche» lavoravano anche in luoghi improvvisati, addirittura in corti di vecchi palazzi dell’800 opportunamente «modificate» e dove l’accesso non era possibile ai camion e quindi bisognava scaricare i pomodori prima su vere e proprie «carrette» e poi trasportarle all’interno per la lavorazione. Un modo di fare «industria» che non si preoccupava affatto della sicurezza, nè dell’inquinamento e del rispetto ambientale. Gli scarti di lavorazione venivano riversati direttamente nelle acque di Solofrana e Cavaiola o direttamente nelle fogne cittadine. Non a caso, la maggior parte delle aziende dell’epoca, venivano impiantate lungo i corsi d’acqua. E durante i mesi estivi proprio le acque di Solofrana e Cavaiola, specie durante le ore serali, si trasformavano in una lunga striscia di liquido rosso. Quando negli anni ’80 arrivarono i contributi della Comunità Europea e i fondi dello Stato per costruire i nuovi stabilimenti, sul settore si abbattè un vero e proprio uragano. Chi non riuscì a mettersi in regola pian piano fu posto ai margini del mercato e i controlli delle prime agenzie per l’ambiente, e dei Nas facero il resto. Cominciarono ad essere installati i primi depuratori e con loro le prime verifiche che puntualmente appurarono che «depurare costa» e quindi molto spesso conveniva molto di più far risultare l’avvenuta depurazione, ma continuare a scaricare all’interno dei fiumi. Migliaia e migliaia sono i verbali elevati nel corso degli ultimi trenta anni e centinaia i provvedimenti di chiusura emessi anche da ultimo, dal commissariato straordinario per il disinquinamento del Sarno retto dal generale Jucci. Nel frattempo molte delle industrie hanno chiuso i battenti, altre si sono trasferite, altre ancora hanno diversificato la produzione. A restare sul territorio sono quelle riuscite a mettersi al passo con i tempi e con le mutate esigenze di rispetto dell’ambiente.

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