"Cosentino è socialmente pericoloso"

La Cassazione: merita la custodia cautelare nonostante non sia più sottosegretario
21 gennaio 2011 - r.cap.
Fonte: Il Mattino

Diciannove pagine per scrivere come e perché, nonostante le dimissioni dall’incarico di governo e il tempo ormai trascorso tra i fatti contestati e l’attualità, il coordinatore del Pdl della Campania è ancora socialmente pericoloso e, quindi, meritevole della custodia cautelare in carcere. È la motivazione al rigetto della richiesta di revoca dell’ordinanza del gip di Napoli, Raffaele Piccirillo, deciso il 21 dicembre scorso dalla II sezione della Corte di Cassazione, presidente Antonio Esposito. È stata depositata ieri e conferma, nella sostanza, le motivazioni del giudice napoletano che, con conforme parere del pm antimafia Alessandro Milita e Giuseppe Narducci (i quali il giorno successivo avevano chiesto il rinvio a giudizio del parlamentare del centrodestra), si era opposto alla retromarcia sulle esigenze cautelari a carico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno nell’associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta sui rapporti tra camorra e rifiuti. Ed è la seconda volta in un anno che la Cassazione conferma gli indizi di pericolosità a carico di Cosentino, per il quale, però, la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’arresto e l’utilizzo delle telefonate tra lui e i fratelli Michele e Sergio Orsi o il presidente del consorzio di bacino Ce4, Giuseppe Valente. Contestando punto per punto il contenuto della memoria difensiva presentata dal parlamentare, la Cassazione ha ritenuto, per esempio, che le iniziative anticamorra alle quali ha partecipato Cosentino dopo il 2009 sono «espressione di attività difensive dal momento che l’indagato era già al corrente delle indagini a suo carico» e, comunque, si trattava di iniziative «astratte». Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione del peso politico del parlamentare dopo le sue dimissioni da sottosegretario all’Economia, tale elemento è ininfluente, riguardo alle valutazioni sulla pericolosità in quanto «le modifiche delle meccaniche elettorali che renderebbero superflui i pretesi appoggi elettorali, sono state disattese, dai giudici di merito, in quanto il sostegno dei Casalesi poteva servire a sostenere candidati indicati da Cosentino nelle competizioni minori, aumentandone il peso politico». Anche il sopravvenuto arresto di tutti i camorristi con i quali Cosentino «avrebbe contratto un debito di riconoscenza» è ininfluente, tanto è vero che il «coinvolgimento di Cosentino nell’affare della società di rifiuti Ecoquattro era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere». Infine, per quanto riguarda «la rinuncia alla candidatura alla presidenza della Regione Campania», «anche questo è un elemento che deve essere disatteso, come quello della «diminuzione del peso politico» per via del possibile appoggio che Cosentino potrebbe fornire a candidati sostenuti dal clan dei Casalesi nelle competizioni minori. Come aveva sottolineato anche il pg Piercamillo Davigo in sede di discussione, per la Cassazione non era il ruolo di sottosegretario all’Economia a determinarne la pericolosità sociale e la capacità, ipotizzata dalla pubblica accusa, di mediare tra camorra e imprese. Convincimento che è stato ribadito dai pm napoletani nella richiesta di rinvio a giudizio, che sarà oggetto di esame da parte del gup Francesco Cananzi nell’udienza del 31 gennaio.

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