La camorra e l’affare-discariche «Ditte colluse e accordi sospetti»

Concorrenza tra le imprese giocata tra pesanti ribassi d'asta e improvvise rinunce all'incarico
13 gennaio 2011 - d.d.c.
Fonte: Il Mattino

Il primo a ipotizzare l’apertura di una discarica a Chiaiano fu l’allora commissario per l’emergenza ai rifiuti Gianni De Gennaro. Era l’aprile del 2008 e dopo gli scontri di Pianura e la rinuncia a riaprire l’invaso di Contrada Pisani, Napoli cercava affannosamente un sito dove depositare i rifiuti. Fu individuata la cosiddetta «Cava del poligono» appartenente all’arciconfraternita dei Pellegrini. Immediata la reazione degli abitanti dell’area Nord che scesero in piazza contro l’inaugurazione del sito che a loro parere avrebbe completato l’avvelenamento della zona. Marce, cortei, proteste. Poi l’arrivo di Bertolaso e il via ai lavori. A quel punto le indagini erano già partite. Gli investigatori avevano infatti notato una serie di passaggi di proprietà dei terreni intorno alla cava che avrebbe ospitato la discarica. Molti di questi già appartenevano alla famiglia Carandente Tartaglia: le indagini avrebbero evidenziato che proprio nella primavera del 2008 finirono nella disponibilità dei fratelli altre aree, quelle dove poi sarebbero sorti gli uffici dell’impresa che avrebbe gestito la discarica. Passano i mesi e a gennaio parte la gara: se l’aggiudica una ditta di Avellino, la «Pescatore», con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma subito arriva lo stop e la struttura di Bertolaso spiega: «Abbiamo rescisso il contratto perché è stata avanzata una richiesta di aggiornamento prezzi». La Pescatore smentisce: «Non abbiamo presentato alcun rincaro. Vero è che prima dell’inizio dei lavori di bonifica si era reso necessario classificare circa quattromila tonnellate di rifiuti inerti e un cumulo di rifiuti pericolosi che non erano stati indicati nel progetto di bonifica e per i quali è stato poi stabilito e approvato il nuovo prezzo di smaltimento». Nell’area, infatti, erano stati trovati dei cumuli di amianto e nel fondo della cava, che era stata utilizzata come poligono di tiro, erano stati individuati dei detriti: era stata perciò giudicata necessaria una bonifica approfondita. Nove imprese avevano presentato una manifestazione d’interesse, cinque avevano partecipato alla gara di appalto, due erano state escluse perché non avevano le caratteristiche necessarie. In lizza erano rimaste tre aziende: la Pescatore che aveva proposto un ribasso del 36 per cento. La Daneco che aveva proposto un meno 27 e la Ibis che si era attestata sul 21. Rescisso il contratto con la Pescatore sarebbe dovuta quindi subentrare la Daneco spa dei fratelli Colucci, ma questa, spiegò la struttura di Bertolaso, all’ultimo minuto aveva dato forfait: l’appalto finì così alla Ibi idroimpianti che subappaltò parte dei lavori alla Carandente Tartaglia. Le due imprese avevano costituito un’associazione temporanea d’impresa (Ati) già nel 2007 per coprire le discariche in località Masseria del Pozzo e Schiavi (realizzata nel ’95 proprio dalla Ibi) e avevano lavorato a lungo sia per i consorzi di bacino che per la Fibe. La Edilcar aveva partecipato, tra l’altro, anche alla realizzazione del termovalorizzatore di Acerra e del sito di stoccagglio di Masseria del Re gestendo il movimento terra. Due ditte di vasta esperienza che si mettono subito al lavoro, ma a gennaio una nota della prefettura segnala che la Ibi, pur non avendo alcuna controindicazione antimafia, ha tra i soci una persona che avevano avuto una richiesta di citazione in giudizio da parte della procura di Lagonegro per «attività di gestione dei rifiuti non autorizzata» e un’analoga richiesta della procura di Palermo per truffa. Immediato il ricorso al Tar e la successiva riabilitazione. La Ibi (che gestisce anche Savignano Irpino) e la Edilcar restano a Chiaiano. Intanto gli investigatori ne monitorano i movimenti e notano che l’argilla che avrebbe dovuto impermeabilizzare la cava viene prelevata dalla Edilcar in una cava dismessa, portata in un terreno del giuglianese, mescolata e sistemata sul fondo della discarica. Ma non è ancora finita: a dicembre del 2010 la Ibi viene colpita da una vera e propria interdittiva antimafia e presenta subito un nuovo ricorso al Tar. Intanto, però, la Provincia ha già pubblicato un nuovo bando di gara. Ma la discarica è agli sgoccioli: dovrebbe chiudere tra marzo e giugno.

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