Cosentino davanti ai giuduci il 31 gennaio

Il leader Pdl accusato di rapporti con i Casalesi
Il gup decide sulla richiesta di rinvio a giudizio
17 gennaio 2011 - Rosaria Capacchione
Fonte: Il Mattino

Due anni e cinque mesi dopo le prime indiscrezioni sulle confessioni del pentito Gaetano Vassallo. Un anno e tre mesi dopo la richiesta di autorizzazione all’arresto inviata dal gip di Napoli, Raffaele Piccirillo, alla giunta per le autorizzazioni a procedere. Un mese e sette giorni dopo la chiusura ufficiale delle indagini da parte dei pm antimafia Alessandro Milita e Giuseppe Narducci. E tra due settimane, il 31 gennaio, il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, incontrerà per la prima volta il suo giudice, il magistrato chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno nell’associazione mafiosa depositata dalla Procura di Napoli il 23 dicembre. La valutazione degli elementi indiziari toccherà a Francesco Cananzi, che fino al mese scorso è stato il presidente distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati. È possibile, però, che l’udienza preliminare possa limitarsi a un semplice passaggio formale. L’ex sottosegretario all’Economia ha sempre sostenuto, infatti, di voler essere processato subito dal giudice naturale - che nel caso è il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - saltando i passaggi intermedi. In qualche occasione ha anche anticipato di voler chiedere il giudizio immediato, ma allo stato nessuna istanza in tal senso risulta essere stata depositata. L’inchiesta sui rapporti tra il parlamentare del Pdl e la camorra casalese si avvia, dunque, al giro di boa. Nell’atto di accusa - la richiesta di rinvio a giudizio - dei due pm napoletani che hanno indagato sul sistema dei rifiuti e sulle interferenze della camorra nel periodo precedente all’emergenza del 2007, vengono indicati quali testimoni, tra gli altri, l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino, l’ex subcommissario vicario all’emergenza rifiuti Massimo Paolucci, l’ex segretario della commissione antimafia Lorenzo Diana, il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli. Ma le più importanti pedine della Procura antimafia saranno i collaboratori di giustizia: Vassallo, innanzitutto, ecomafioso della prima ora, ma anche Dario De Simone che era stato uomo di vertice del clan dei Casalesi, Domenico Bidognetti e, da ultimo, Francesco Della Corte. Sono stati loro, a vari livelli e con differente peso processuale, a raccontare la carriera politica di Cosentino vista nell’ottica mafiosa, e i rapporti tra il politico casertano e la società Ecoquattro, ditta al servizio del consorzio di bacino Ce4 dominata dai fratelli Michele e Sergio Orsi e calderone che sfornava voti e posti di lavoro in cambio di solide garanzie imprenditoriali e protezioni camorristiche. I fatti raccontati nell’inchiesta di Milita e Narducci e contestati al parlamentare del centrodestra si fermano al 2004. Ma, oltre al ruolo svolto dalla società Impregeco, consorzio che avrebbe dovuto gestire il ciclo dei rifiuti in concorrenza con Impregilo Fibe-Fisia Italimpianti, negli atti c’è anche un pezzo di storia recentissima, quella che ha portato alle dimissioni di Nicola Cosentino dalla carica di sottosegretario. Cioè, il suo coinvolgimento nella veste di indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete, nell’inchiesta romana sulla cosiddetta P3. Tra gli allegati depositati alla cancelleria del giudice Cananzi ci sono, infatti, la misura cautelare romana a carico di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino; l’interrogatorio napoletano dello stesso Martino, datato 17 settembre 2010; le informative sull’intervento fatto da Pasqualino Lombardi sul primo presidente della Cassazione per accelerare la pronuncia della Suprema Corte in relazione alla richiesta di revoca della misura cautelare del giudice Piccirillo. Intervento che coincide temporalmente con la ricerca del candidato alla carica di governatore della Campania, per la quale era stato in un primo momento indicato proprio Nicola Cosentino.

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