Rifiuti da Napoli, lavorazione anche allo Stir

In un anno 60mila tonnellate a Pianodardine e ristori economici. Sibilla: niente pattume a Savignano
5 gennaio 2011 - Matteo Lapolito
Fonte: Il Mattino Avellino

«Torniamo soddisfatti da Roma: salvaguardiamo il principio della provincializzazione e incassiamo immediati benefici economici per l'Irpinia. Contemporaneamente non facciamo mancare il nostro aiuto a chi vive situazioni di difficoltà». Così il presidente della Provincia, Cosimo Sibilia, al termine del nuovo vertice a Palazzo Chigi, di scena ieri pomeriggio. Il numero uno di Palazzo Caracciolo e l'assessore all'Ambiente, Domenico Gambacorta, hanno partecipato alla riunione nella Capitale, convocata per affrontare le problematiche legate alla gestione del ciclo dei rifiuti a Napoli e in Campania. Nel corso dell'incontro, presieduto dal sottosegretario di Stato Gianni Letta, e alla presenza del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è stato individuato e condiviso un percorso che porterà il capoluogo partenopeo e la sua provincia fuori dalla crisi, attraverso una serie di azioni strutturali. Allo stesso tempo, l'Irpinia - come detto - avrà benefici dal piano sottoscritto dalle cinque amministrazioni provinciali, dalla Regione, dal Governo. L'accordo, infatti, conferma il principio politico - già applicato nel 2010 - della provincializzazione solidale. I rifiuti che saranno conferiti e trattati allo Stir di Pianodardine di Avellino, provenienti dal Napoletano, saranno compensati da un eguale quantitativo di conferimento di frazione secca di produzione irpina al termovalorizzatore di Acerra. L'accordo ha una validità di dodici mesi e, soprattutto, consente di conferire gratuitamente nel termovalorizzatore con un risparmio cospicuo che andrà a beneficio dei cittadini della provincia di Avellino. Le Province di Avellino e di Benevento si sono impegnate a ricevere quotidianamente 250 tonnellate per il periodo di validità dell'accordo. Questo significa, facendo i calcoli e considerando ventio giorni lavorativi al mese, la complessiva lavorazione in un anno di poco più di 60mila tonnellate di rifiuti a Pianodardine, per un’immediata uscita in ecoballe verso l’inceneritore di Acerra (oltre a quelle prodotte per i rifiuti irpini). «L'annuncio da parte del presidente della Provincia di Napoli, Cesaro, di aver individuato un sito per la realizzazione di un'altra discarica su quel territorio, insieme alla costruzione di alcuni impianti intermedi - afferma Sibilia - fa intravedere la fine dell'emergenza-immondizia nell'area partenopea che porta sempre preoccupazioni e conseguenze nelle altre quattro province della Campania». Niente pattume, dunque, alla discarica di Savignano che riceverebbe solo una quantità di fos (frazione organica stabilizzata) prodotta (e certificata) dallo Stir di Avellino. In pratica poco meno di ottanta tonnellate di frazione stabilizzata. Altra questione di fondamentale importanza è quella relativa ai debiti dei comuni che hanno affrontato nel corso di questi anni i maggiori costi determinati dall'emergenza rifiuti. «Ringraziamo il sottosegretario Letta per la sensibilità mostrata e per l'impegno che il Governo sta dedicando all'argomento - dichiara l'assessore Gambacorta -. Siamo convinti che il prossimo incontro consentirà di fare chiarezza anche attraverso l'autorizzazione alle Province a poter utilizzare una parte delle economie conseguite negli ultimi bilanci per investire nell'impiantistica necessaria al completamento del ciclo». Per il 10 gennaio prossimo è stato convocato un nuovo incontro a Palazzo Chigi, a cui parteciperanno l' associazione dei Comuni e l'Unione delle Province, oltre ai cinque assessori provinciali all'Ambiente. L'appuntamento sarà monotematico per affrontare esclusivamente il discorso finanziario con i ministeri dell'Economia e delle Finanze, dell'Ambiente e dell'Interno e la Regione Campania. «In quella riunione solleciteremo la liquidazione dei ristori ambientali pregressi, precedenti il 2009, per i comuni di Avellino, Ariano e Savignano, e il rispetto degli impegni per le opere attese dai comuni come compensazioni ambientali», conclude Gambacorta.

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