Lo scenario

Servizi deviati e cosche alleati sui rifiuti

2 gennaio 2011 - r.cap.
Fonte: Il Mattino

Una volta c’era il traffico di armi, settore di elezione dei rapporti promiscui tra criminalità organizzata e apparati di sicurezza. Oggi, ma non certo solo da oggi, il terreno d’incontro e dello scambio è quello del traffico dei rifiuti speciali e tossico-nocivi. In tempi di emergenza, anche di quelli ordinari. C’è un uomo, nella storia delle indagini sulle ecomafie, che di questi rapporti polifonici ha fatto la sua fortuna. Si chiama Cipriano Chianese, è un avvocato-politico-imprenditore caduto in disgrazia giudiziaria nel 1993, risalito a galla fortunosamente, riaffondato tredici anni dopo grazie a una serie di indagini della Dda di Napoli sullo smaltimento illegale tra Parete, Giugliano e Villa Literno (la stessa area utilizzata da Gaetano Vassallo per far sparire sotto terra milioni di tonnellate di scorie tossiche). L’inchiesta del pm Alessandro Milita, che nel 2006 ne chiese e ottenne l’arresto per associazione camorristica, documentò che tra i suoi amici c’era un agente del Sisde, in servizio nel Lazio. Lo 007 aveva incontrato un paio di volte Chianese e gli aveva chiesto alcuni favori. Per esempio, di essere aiutato a ottenere un trasferimento. Come l’avvocato potesse favorirlo e attraverso quali canali non è stato mai accertato. Quale la contropartita neppure si sa. È invece certo che l’ineffabile imprenditore dei rifiuti, l’uomo che secondo un collaboratore di giustizia avrebbe anche cercato di assoldare un killer per far uccidere Milita, frequentava Licio Gelli, in fondatore della P2. Cipriano Chianese, grazie alle sue oblique entrature, era riuscito a ottenere grossi favori dal Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti. Per esempio, la riapertura delle due discariche X e Z, in località Scafarea a Giugliano, esaurite da tempo e mai bonificate, e a incassare oltre trenta milioni di euro per l’opera prestata durante la prima emergenza rifiuti. Una sorta di miracolo che è costato la richiesta di rinvio a giudizio, in un’altra indagine, a lui e all’ex sub-commissario Giulio Facchi. Negli atti, i rapporti irregolari con alcuni carabinieri che, secondo l’ipotesi di accusa, intervenivano a comando con sopralluoghi negli impianti di smaltimento utilizzati dal Commissariato di governo che venivano puntualmente sequestrati. A Facchi non restava altra scelta che ricorrere al buon Chianese, che così otteneva le autorizzazioni provvisorie allo smaltimento in deroga alle ordinanze di chiusura, e la copertura finanziaria adeguata al pagamento del servizio reso.

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