Discarica di Chiaiano, scatta lo stop dell'Antimafia

Interdittiva alla Ibi idroimpianti. Con il provvedimento del prefetto la ditta deve lasciare le cave
16 dicembre 2010 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

Il decreto Interdittiva antimafia alla Ibi Idroimpianti, la società che gestisce la discarica di Chiaiano. In base all’atto emesso dalla Prefettura il gestore dovrebbe lasciare ad horas l’invaso. E vista la crisi dei rifiuti sulla città si addensano più che nuvoloni delle vere e proprie tempeste. È stata la Sapna - la Società provinciale presieduta da Corrado Catenacci che gestisce lo smaltimento dei rifiuti e quindi anche stazione appaltante per tutti i lavori - che ha comunicato alla Ibi Idroimpianti l’interdittiva accompagnata da poche righe con le quali la Sapna sostiene di ritenere «revocato l’appalto». Una mossa dovuta atteso che chi lavora con il pubblico deve avere come precondizione per partecipare agli appalti il nulla osta antimafia. La Ibi lavora già da due anni a Chiaiano, discarica che andrà ad esaurirsi in primavera. Per quell’epoca dovranno essere già appaltati i lavori di copertura dell’invaso, che verrà sigillato e nel giro di qualche anno tornare a essere un giardino nella selva di Chiaiano. Il tappo costa più o meno 7 milioni di euro. Cosa succede adesso? La discarica dovrebbe avere un nuovo gestore. In realtà la Ibi - naturalmente - è già corsa ai ripari. L’avvocato dell’azienda Gennaro Lepre ha già controdedotto presentando una montagna di documenti comprovanti «l’assoluta infondatezza dell’interdittiva». Il legale ha già ha avuto martedì sera un incontro con il prefetto nel quale ha chiesto immediatamente la revoca del provvedimento «Poiché tale informativa risulta già trasmessa anche ad altre pubbliche amministrazioni a livello nazionale talché l’errore sta concretamente ingenerando conseguenze tanto irreparabili quanto ingravescenti a cascata dunque non solo per l’appalto di Chiaiano ma anche poe rla rimanente parte delle circa trecento attività di gestione della società». «Siamo sereni e fiduciosi» spiega Lepre sono «imprenditori puliti». Nella difesa dell’azienda l’avvocato fa notare che i titolari sono incensurati. La contestazione che viene fatta all’azienda è - secondo il legale - di «traffico illecito di rifiuti e solo in via del tutto marginale un’ipotesi di violazione del divieto di subappalto». Questo per quanto riguarda non solo Chiaiano ma anche per la realizzazione della quarta vasca della discarica di Bellolampo a Palermo. Secondo chi ha redatto l’interdittiva antimafia sarebbe proprio il lavoro di Palermo ad avere messo nei guai la Ibi. L’azienda - giova ricordarlo - lavora in tutta Italia, al momento ci sono almeno un centinaio di posti di lavoro a rischio se Chiaiano dovesse chiudere. Giova ricordare che un anno e mezzo fa la Ibi incappò in un altro provvedimento, non ebbe dalla Prefettura «alcuna controindicazione antimafia». la questione divenne pubblica. L’avvocato però precisa: «Quel provvedimento è come se non esistesse, perché non ci è stato mai notificato nei termini dovuti. E in ogni caso era tutto a posto». All’epoca alcuni soci dell’impresa collezionarono una richiesta di citazione in giudizio da parte della procura di Lagonegro per «attività di gestione dei rifiuti non autorizzata» e un’analoga richiesta della procura di Palermo per truffa. A carico dei rappresentanti dell’impresa e dei direttori tecnici risultarono, poi, complessivamente sei segnalazioni da parte dei carabinieri di diverse città italiane per violazione sulle norme ambientali e una da parte del Gip di Napoli per reati contro la pubblica amministrazione. L’aziend alla’epoca chiarì la sua situazione inviando all’allora sottosegretario Guido Bertolaso i chiarimenti del caso.

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