Napoli, la rabbia della società civile «Basta degrado, la città si rialzi» E i bambini: non voglio partire né morire

19 dicembre 2010 - Maria Chiara Aulisio
Fonte: Il Mattino

Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.
Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni.
Sfilano uno accanto all’altro l’avvocato di Posillipo e la casalinga di Acerra, il commerciante di via Calabritto e il manovale di Terzigno, il notaio di piazza Vittoria e l’idraulico di Boscotrecase, stessi slogan, stesse frasi, stessa voglia di pulizia e dignità: Maurizio Marinella guida il gruppo partito da piazza dei Martiri, il leader dei Banchi Nuovi quello proveniente da piazza del Gesù. «Non possiamo continuare a far finta di nulla - dice il re delle cravatte, tra gli animatori dell’iniziativa - vogliamo tornare a vivere in una città civile. Perché solo qui non riusciamo a ottenere che si faccia la differenziata? Campiamo alla giornata, se oggi va un po’ meglio domani è di nuovo uno schifo. Ritirano i cartoni e poi vanno a buttarli insieme al resto della spazzatura. È una grande beffa alla quale assistiamo quotidianamente».
Con lui Carla Della Corte, proprietaria di un negozio di gioielli in via Calabritto, l’architetto Alessandro Gubitosi, l’amministratore delegato della Banca del Sud Franco Andreozzi, l’avvocato Andrea Abbamonte, padre Alex Zanotelli della comunità missionaria dei Comboniani, e poi tanti, tantissimi giovani in testa al lungo corteo che ha attraversato lentamente via Chiaia. Marina Milone, 28 anni, e Matteo Nuzzo, 30, si sgolano al megafono invitando i passanti a unirsi a loro. «Non siamo abituati a scendere in piazza, se stavolta abbiamo deciso di farlo è solo perché vogliamo fare capire a tutti quanto sia importante la raccolta differenziata. Non possiamo rimanere immobili dinanzi a un simile scempio, ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per cercare di ripulire Napoli dai rifiuti».
Due alberelli aprono il corteo che arriva da piazza del Gesù: uno della vita, l’altro della morte. Il primo, un piccolo abete addobbato con i prodotti della terra, è l’albero che nasce dal compostaggio; il secondo rappresenta l’attuale piano per lo smaltimento rifiuti che prevede discariche e inceneritori. «E non è quello che ci serve - conclude Simona Pucciarelli, tra le organizzatrici della manifestazione - gli inceneritori li stanno dismettendo ovunque, negli altri paesi il problema rifiuti lo hanno risolto con la differenziata e il riciclo al cento per cento. Solo qui pensiamo ancora ad aprire discariche e costruire termovalorizzatori. Glielo impediremo, pacificamente, ma glielo impediremo».
Una sfilata pacifica, dunque, a tratti allegra e festosa, solo qualche momento di rabbia e tensione quando un gruppo di partecipanti partito da piazza del Gesù ha dato fuoco ad alcuni sacchetti davanti alla sede della Provincia in piazza Matteotti. Immediata ed efficace la reazione degli altri manifestanti che hanno risposto al gesto teppistico spegnendo subito le fiamme e allontanando i responsabili dal gruppo.

Powered by PhPeace 2.6.4