Il testo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale riguarda le disposizioni relative al subentro di Province e Comuni nelle attività di gestione del ciclo di raccolta e smaltimento

Rifiuti tappabuchi: l'umido in cave e vecchie discariche

Il decreto ha anche depotenziato il potere del governatore sui termovalorizzatori
27 novembre 2010 - Antonia Maria Mira
Fonte: Avvenire

Rifiuti nelle cave e nelle vecchie discariche chiuse e esaurite. La decisione, a sorpresa, è contenuta tenuta nel decreto legge sulla Campania appena pubblicato in Gazzetta ufficiale. Non l'unica sorpresa, rispetto agli annunci e alle indiscrezioni dei giorni scorsi. Perché sulla travagliata vicenda dei termovalorizzatori che aveva portato alle minacciate dimissioni del ministro Carfagna, di fatto tutto resta così come è oggi, depotenziando il potere commissariale del presidente della regione, a tutto vantaggio dei province e comuni. Una vittoria dei presidenti provinciali di Salerno e Napoli, Cirielli e Cesaro e del loro potente protettore, il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Un'ulteriore vittoria delle province è la scomparsa dal testo della proroga della gestione comunale della raccolta dei rifiuti che quindi il 31 dicembre passerà alle amministrazioni provinciali, provocando non pochi problemi, tra personale e fondi. Ma andiamo con ordine. Intanto il titolo del decreto, "Disposizioni relative al subentro delle amministrazioni territoriali della regione Campania nelle attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti", non fa alcun riferimento alla dichiarazione di stato di emergenza, così come chiesto dalle regioni per poter poi discutere della richieste di ricevere un po' dei rifiuti campani. Ma la vera novità è al comma 3 dell'articolo 1 «I nfiuti aventi codice CER 19.05.03, previa autorizzazione regionale, possono essere impiegati quale materiale di ricomposizione ambientale per la copertura e risagomatura di cave abbandonate e dismesse, di discariche chiuse ed esaurite, owero quale materiale di copertura giornaliera per gli impianti di discarica in esercizio». I codice citato riguarda il "compost fuori specifica", in pratica è la frazione umidaprodotta dagli impianti Stir che ricevono e lavorano circa l'80% dei rifiuti regionali. Questa frazione è circa il 50%, cioé più di un milione di tonnellate l'anno. Non si sa dove portarlo, visto che le discariche sono quasi esaurite. E intasa gli impianti. Allora eccola decisione di metterli nelle cave o nelle vecchie discariche. Finora non era possibile. Scelta ad alto rischio, visto che sia le rima che le seconde sono state (e sono ancora) tra affari della camorra. E veniamo ai termov orizzatori. R comma 2, sempre dell'articolo 1, prevede che «il Presidente della Regione, ferme le procedure amministrative e gli atti già posti in essere, può procedere, sentiti le Province e gli enti locali interessati, alla nomina di commissari straordinari che, con funzioni di amministrazione aggiudicatrice, individuano il soggetto aggiudicatario» e «provvedono in via di somma urgenza ad individuare le aree occorrenti, assumendo le necessarie determinazioni, anche ai fini dell'acquisizio-ne delle disponibilità delle aree medesime, e conseguendo le autorizzazioni e le certificazioni pertinenti». Poteri importanti, ma solo come ipotesi (il presidente «può procede» e non «procede»), lasciando ampi spazi a province e comuni. Niente di fissato neanche per l'aiuto regionale su quale si deciderà, si legge al comma 7, «ove si verifichi la non autosufficienza del sistema di gestione dei rifiuti urbani non pericolosi prodotti in Campania, tale da non poter essere risolta con le strutture e dotazioni esistenti». Come se non bastasse quello che si vede in questi giorni sulle strade di tanti comuni della regione. Una frenata anche per i comuni inadempienti per la raccolta differenziata. Niente scioglimento, come previsto precedentemente (ma bocciato dai Tar), ma solo la «nomina di un commissario ad acta», cioé solo per i rifiuti.

A Giugniano: SPAZZATURA NON RACCOLTA DA 2 MESI

Non solo Napoli è stremata dalla spazzatura, Giugliano, grosso centro a ridosso del capoluogo, territorio martoriato dalle discariche legali e abusive, è una distesa di immondizia sotto il cielo carico di pioggia. Uno spettacolo orribilmente variopinto di plastica, scarti casalinghi, vecchie suppellettili, elettrodomestici consunti sparsi sulle strade principali, schiacciati dalle auto e dai bus, evitati con consumata abilità dai pedoni. Da due mesi la spazzatura non è raccolta con regolarità perché non ci sono siti disponibili. Il sindaco Giovanni Pianese ha dato ordine di spargere disinfettanti sui cumuli di rifiuti per limitare eventuali danni alla salute mentre si tenta di arginarne lo straripamento dai marciapiedi con pale e bob cat, tristemente insufficienti.Appena qualche settimana fa Giugliano era attraversato dalla rabbia e dai cortei contro gli svernamenti da Napoli a Taverna del Re, lo stoccaggio in periferia dove sono conservate 8milioni di tonnellate di spazzatura in balle, chiuso e poi riaperto per l'emergenza. Ora la beffa: l'aumento della tassa sull'immondizia, «immotivato - dicono i cittadini - perché continuiamo ad affogare nella schifezza».

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