Senza stipendio, protestano i dipendenti dei depuratori

Scatta l'assemblea permanente "Pronti a incrociare le braccia vogliamo garanzie sulle spettanze"
1 dicembre 2010 - Enrico Ferrigno
Fonte: Il Mattino

Acerra. Non percepiscono la retribuzione da due mesi, scatta la protesta dei dipendenti dei cinque depuratori campani gestiti dalla Hydrogest che da ieri si sono riuniti in assemblea permanente. I 392 lavoratori degli impianti di Acerra, Cuma, Orta di Atella, Villa Literno e Marcianise hanno assicurato i servizi minimi indispensabili alla depurazione dei liquami, ma comunque minacciano nei prossimi giorni di incrociare le braccia. «La pazienza è ormai esaurita: le maestranze non sono più in grado di garantire la conduzione ed il controllo del regolare processo depurativo e si vedono quindi costrette a proclamare lo stato di assemblea permanente fino a quando non saranno erogati gli arretrati e non si avranno garanzie per gli emolumenti futuri», spiegano senza mezzi termini le Rsu dell’impianto di Acerra in una lettera indirizzata al prefetto di Napoli, alla Regione, alla Hydrogest e ai sindaci di Acerra e Caivano. Ma la protesta monta anche nei restanti quattro impianti campani che trattano i liquami dei comuni casertani e napoletani. Sotto accusa la Hydrogest che dal 2006 gestisce per conto della Regione il sistema di depurazione delle acque reflue in Campania. «Gli ultimi soldi che abbiamo percepito risalgono allo scorso ottobre, ma erano relativi agli stipendi di agosto e settembre e da allora l’azienda è sparita nel nulla», spiegano tecnici ed operai. «Sopportiamo da mesi disagi non più sostenibili e solo il nostro senso di responsabilità ha garantito il regolare funzionamento degli impianti», scrivono i lavoratori che minacciano di scioperare nei prossimi giorni. E una possibile fermata degli impianti potrebbe provocare una catastrofe ecologica che aggraverebbe ancor più l’inquinamento del litorale domitio e dei Regi lagni. Due anni fa in piena stagione balneare uno sciopero dei 120 dipendenti del depuratore di Cuma (il più grande della Campania), anche in quel caso da mesi senza stipendio, provocò lo sversamento in mare di liquami e fanghi tossici. Una bomba ecologica che rese impraticabili per settimane le spiagge da Miseno a Cuma. La Hydrogest nel 2003 si aggiudicò la gara di appalto per la gestione e la rifunzionalizzazione dei cinque depuratori. L’investimento ammontava a 150 milioni di euro di cui 20 a carico dello Stato. Il piano prevedeva che la Hydrogest avesse in gestione gli impianti e li mettesse a norma; in cambio doveva percepire i canoni per la depurazione delle acque. Ma la società ha ricevuto gli impianti, dopo una lunga querelle giudiziaria, solo nel 2006 e non ha mai iniziato i lavori di ammodernamento. Nei mesi scorsi la Regione ha rescisso il contratto, ma ha obbligato l’Hydrogest alla gestione per i prossimi sei mesi in attesa del nuovo affidamento del servizio di depurazione dei reflui. Ma la società, che è in grave difficoltà finanziarie, ha intimato lo scorso agosto al presidente Stefano Caldoro di riprendersi immediatamente in consegna i cinque impianti, declinando ogni responsabilità. E il sistema di depurazione è finito anche nel mirino della magistratura. Lo scorso aprile, nell’ambito dell’operazione «Acque chiare», coordinata dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere e di Nola, sono stati trovati nei Regi Lagni diversi rifiuti non trattati, carcasse di auto, animali in putrefazione e liquami sversati nei canali dalle imprese zootecniche del Casertano. Tutti questi rifiuti finivano direttamente in mare a causa di un sistema di depurazione inefficiente. In galera finirono 26 tra imprenditori e responsabili di 4 depuratori (Orta di Atella, Marcianise, Villa Literno e Marigliano, gestito dal consorzio d’imprese Dondi-IBC-Inpec).

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