A Pianura vietato respirare: «Qualità dell’aria incompatibile con la vita»

Il perito dell’inchiesta sulla discarica Difrabi: «Veleni 1.000 volte oltre il limite; si toglie ossigeno ai cittadini»
22 novembre 2010 - Raffaele Nespoli
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI - Morire di discarica è un sospetto; non poter respirare, a Pianura, è una certezza. Così come è certo che gli effetti dell'inquinamento da percolato possono arrivare fino alla fascia costiera di Pozzuoli. La clamorosa e allarmante conferma arriva dagli atti giudiziari dell'inchiesta sulla discarica Difrabi, l'impianto che sta letteralmente togliendo l'ossigeno agli abitanti del quartiere.

Lo afferma nella sua perizia, finita nel fascicolo d'indagine, l'ingegnere Ennio Italico Armando Noviello, primo ricercatore dell'Istituto di metodologie chimiche del Cnr. In alcune zone di Pianura non si può respirare, a causa della grande quantità di idrocarburi dispersi e della cattiva qualità dell'ossigeno. Una tesi accolta dal gip Alessandro Buccino Grimaldi che, agli inizi di novembre, ha respinto l'istanza di archiviazione per il filone di indagini relative al reato di disastro colposo nella discarica di Contrada Pisani. «Ho effettuato rilievi ambientali nell'area accessibile non recintata dell'ex discarica di Pianura (...) - si legge nella relazione di Noviello -. Preciso che, come specificato sui risultati delle analisi che produco, alcuni rilievi sono stati effettuati all'esterno della discarica entro un raggio di 1500 metri. I valori di tutti i parametri sono risultati disomogenei e diversamente alterati- continua l'ingegnere -, e quasi sempre di gran lunga, fino a mille volte superiori, ai valori limite consentiti».

Dunque, stando alla relazione ripresa dal gip Buccino Grimaldi, l'inquinamento prodotto dalla discarica arriva addirittura sino ad un chilometro emezzo da Contrada Pisani, con valori talmente alti da mettere a rischio la salute degli stessi tecnici intervenuti per fare i rilevamenti. «In alcuni punti- sempre secondo quanto rivelato da Noviello - la qualità dell'ossigeno e/o degli idrocarburi è risultata non compatibile con la vita umana. Preciso che per tale motivo non è stato possibile prolungare la durata di ciascun rilievo per i termini previsti dalle norme (...). Tutti i valori riscontrati sono tossici nel breve, medio o lungo termine». Insomma, il ricercatore e i suoi assistenti hanno dovuto allontanarsi in fretta e furia da quei luoghi per non rischiare la salute. E chi invece è costretto a viverci? Altrettanto preoccupanti sono poi le conclusioni riportate da un altro studioso, il prof Sergio Rusi: «Dal punto di vista idrochimico, la discarica Difrabi va dunque a tutt'oggi considerata come un corpo impregnato di percolato e biogas, che stante la totale o parziale assenza di guaina impermeabile al fondo e/o parziale assenza di guaina impermeabile al fondo e il cattivo stato della guaina al tetto ... è responsabile delle impregnazioni di percolato residuo alla base nei terreni del substrato e delle fughe di biogas, sia verso i bordi della discarica, sia verso atmosfera».

Ma quali sono i veleni che si insinuano sotto le terre della discarica? C'è di tutto, diossina compresa. Illuminante è un documento datato 14 maggio 2008, prodotto dalla direzione Tutela del suolo - Bonifica Siti-Gestione tecnica rifiuti Area Ambiente della Provincia di Napoli. Eccoli gli inquinanti: 113 mila chili di polveri di amianto bricchettate, più di 48 mila tonnellate di rifiuti speciali industriali, più di 380 mila tonnellate di rifiuti speciali. Veleni nascosti alla vista, ma più che mai vivi nelle paure degli abitanti della zona. Colpisce, all'indomani dell'altolà della Lega alla possibilità che l'immondizia di Napoli sia smistata in altre regioni italiane, vedere la provenienza dei rifiuti sepolti a Pianura. Moltissimi arrivano dal Nord. Precisamente: polveri di amianto e rifiuti speciali industriali (da Torino); terre di bonifica inquinate da gasolio, fanghi di verniciatura, fanghi dell'impianto di depurazione e scorie e ceneri di alluminio (dalla provincia di Bergamo); mentre dalla provincia di Varese, cosmetici scaduti, morchie di vernci e così via. «Dal punto di vista legale il fatto che il processo continui è una bella vittoria - spiegano gli avvocati Giovanni Copertino e Valerio De Maio della Onlus Oceanus - Il giudice Buccino Grimaldi ha ritenuto sussistente il reato di disastro ambientale, così come chiaramente riportato nel provvedimento. Circa trenta milioni di metri cubi di rifiuti tossici sversati in discarica senza una bonifica e senza una messa in sicurezza adeguata, al punto che in diversi strati non è stata rinvenuta impermeabilizzazione con fuoriuscita di biogas e percolato.

Resta però la preoccupazione per una situazione che non interessa solo l'area della discarica ma ha una capacità espansiva di 350 ettari fino a raggiungere la fascia costiera di Pozzuoli per un ampiezza di 1,5 chilometri ed una distanza di 3. Leggere il provvedimento - aggiunge ancora Copertino - mi ha lasciato senza parole e mi ha commosso per la sua drammaticità e per la cruda realtà confermata dal dottor Buccino Grimaldi che parla chiaramente di pericolo accertato all'esterno della discarica. Questo pericolo integra una situazione di disastro ambientale potenzialmente catastrofico, per il numero elevato di persone che abitano la zona e che possono essere coinvolte, oltre alla gravità degli effetti sulle stesse e la vastità del territorio interessato».

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