"Sì ai rifiuti di Napoli, ma solo per otto giorni"

Zinzi: atto di responsabilità
A Marizella e poi allo Stir circa 300 tonnellate al giorno
28 novembre 2010 - Antonio Pastore
Fonte: Il Mattino Caserta

Rifiuti a Caserta «Non si poteva fare altrimenti». La posizione del presidente della Provincia di Caserta di fronte all’evidenza di un dietrofront così solare, dal «no pasaran» di qualche giorno fa al sì di venerdì sera nei confronti della monnezza napoletana negli impianti casertani, si potrebbe riassumere con queste cinque parole di stringato realismo. Dette nel capoluogo regionale subito dopo il via libera al piano del capo del governo, e ripetute ieri nel corso del meeting del Pdl al Crowne Plaza. Con Napoli in ginocchio sommersa ancora da 2500 tonnellate di rifiuti nelle strade, il capoluogo campano diventato insieme simbolo dello sfascio italiano e problema nazionale, e di fronte al presidente del consiglio che chiede personalmente ai capi delle istituzioni locali un passo in avanti, non c’era altra scelta. «È stato un atto di responsabilità oltre che di solidarietà», ha spiegato l’inquilino di corso Trieste. Un atto scontato, quasi, quando Berlusconi annuncia di aver avuto risposte positive dal sindaco di Firenze o da Chiamparino, dalla Puglia, dal Molise e dal Piemonte. Perfino il Veneto - nonostante i conti ancora aperti con il dopoalluvione, e il primo niet della Lega - sembra aver dato alla fine una sua disponibilità. «Era impensabile una scelta diversa - continua Domenico Zinzi - in questo quadro, sarebbe stato assurdo che proprio le province campane mancassero all’appello». Quindi via libera allo sversamento dei rifiuti napoletani (si dovrebbe cominciare oggi), con qualche necessaria precisazione. Anzitutto il presidente della provincia di Caserta tiene a puntualizzare che i giorni di sversamento non sono, come ha riportato la stampa, quindici ma otto, almeno per Caserta. E che quindi la disponibilità si dovrà intendere cessata a mezzanotte di domenica 5 dicembre. La quantità di materiale da conferire negli impianti casertani oscilla tra le 250 e le 300 tonnellate al giorno, secondo uno standard che dovrebbe valere anche per Avellino. Il sistema, da qualche indiscrezione, pare dovrebbe funzionare così: nei primi due giorni i rifiuti andrebbero direttamente a Maruzzella, poi si passerebbe allo Stir di Santa Maria Capua Vetere. «Un primo step inevitabile quello di San Tammaro, in quanto lo Stir ha l’impianto fermo, bloccato - è la spiegazione più accreditata - dall’impossibilità di portare altrove il secco». Una volta messa in moto la macchina i casertani avrebbero un ritorno nello svuotamento progressivo dello Stir, da cui uscirebbe - con destinazione termovalorizzatore di Acerra - la stessa quantità conferita in entrata da Napoli». Meccanismo di camere di compensazione per la verità già caldeggiato da giorni dall’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano. Nell’incontro con Berlusconi il presidente Domenico Zinzi ha avuto modo di discutere anche del piano bonifiche che il governo sta mettendo in cantiere per i relativi finanziamenti. Nella lista già preparata ha potuto constatare l’inclusione anche del sito di Ferrandelle e della cava Mastropietro (zona Lo Uttaro, allestita per la precedente emergenza rifiuti). La settimana prossima se ne parlerà a Roma nella sede della Protezione civile. Sarà un’occasione forse per ribadire il no all’impiego di cava Mastroianni, diniego a cui si è impegnato Zinzi nell’incontro che ha avuto con gli ambientalisti e però non confortato da atti formali come è successo per altri siti in Campania, cancellati esplicitamente dalle possibili localizzazioni di discariche.

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