Spazzatura nel sottosuolo ecco la grotta

In via Emilio Scaglione la maxi-cavità
Il Comune potrebbe usarla come discarica
28 novembre 2010 - Paolo Barbuto
Fonte: Il Mattino

Nascondere l’immondizia sottoterra, come fanno le massaie sciatte quando infilano la polvere sotto al tappeto. Dal Comune è stata rilanciata la singolare proposta. Il sindaco Iervolino ha dato mandato al suo team di ripescare i documenti che lei stessa aveva realizzato in qualità di commissario straordinario al sottosuolo. Erano state censite decine di cavità adatte alla bisogna: una delle più ampie, spaziose e degradate si trova esattamente sotto i palazzi di via Emilio Scaglione, con accesso dal civico 235. Attualmente l’interno della cavità di via Emilio Scaglione è colmo di rifiuti di ogni genere che sono stati gettati lì sotto attraverso i fori dei pozzi che sbucano nelle abitazioni e nelle campagne circostanti. Proprio in concomitanza con le apertura in superficie si sono create vere e proprie collinette di pattume di qualunque tipo. Quelle montagne ostacolano il cammino e vanno scalate per proseguire. È lì che siamo stati ieri per capire com’è una grotta che potrebbe essere trasformata in discarica. Il viaggio inizia nell’androne di un palazzo, davanti a un cancello di ferro che nasconde una strettissima scalinata in pietra. Caschetti e torce sono indispensabili per affrontare il buio fitto della discesa negli inferi dell’immondizia. La scale di pietra piccolissime e scivolose per l’umidità, scendono nella pancia della città per un tempo infinito: dieci piani all’incontrario, verso il centro della terra, con l’umidità che trasforma i respiri in nuvolette, e la claustrofobia che cresce ad ogni scalino. Quando arrivi all’ultimo passo e pensi che l’uscita, e l’aria, si trovano venti metri sopra la tua testa, vorresti piangere. Invece la torcia si solleva e illumina uno spazio immenso come un palasport. Passa l’angoscia, inizia il disgusto. La vastissima area che si estende, in lunghezza, per quasi un chilometro, è costellata da montagne di immondizia. E non pensate ai cumuli che vedete in questi giorni di fianco ai cassonetti: si tratta di colline di schifezze alte otto-dieci metri, che vanno scavalcate per andare oltre, e proseguire nel viaggio alla scoperta della discarica che verrà. Che potrebbe venire. Fa da cicerone il geologo Gianluca Minin, direttore tecnico della Ingeo, società che si occupa di indagini geologiche e di sottosuolo. Minin spiega dove e come piantare i piedi nella melma per scalare i cumuli senza scivolare (ma nonostante le spiegazioni le scivolate arrivano comunque) detta i ritmi del passo e si muove a pietà quando alle sue spalle percepisce un mantice impazzito al posto del respiro normale. Si ferma, spiega: «Perché questo luogo non potrebbe essere utilizzato per stivare materiale inerte? Non parlo di sacchetti, come le centinaia che gli incivili hanno già lanciato qui sotto. Mi riferisco a materiale stabilizzato, ma anche a residui ferrosi o a materiale di risulta edile. Roba che non fa male, che non fermenta e quindi non si infila nelle falde, e che potrebbe essere facilmente portata qui dentro». Sul concetto della facilità di trasporto s’apre una discussione che viene immediatamente smorzata. «Creare un ingresso per camion e bobcat come si fa per tante autorimesse sottoposte al livello della strada, è la cosa più semplice del mondo - spiega Minin - ed è meno costoso rispetto alla creazione di un nuovo sito». L’idea di utilizzare genericamente il sottosuolo della città come immondezzaio resta impressionante. Ma di fronte a questa gigantesca cavità di oltre cinquemila metri quadri, priva di qualsiasi valore storico, e già utilizzata abitualmente come sversatoio dalla popolazione circostante, le impressioni subiscono una rapida svolta. Suscita molta più indignazione lo scempio effettuato negli anni dai furbi dello smaltimento. In concomitanza con le aperture dei pozzi che si trovano venti metri in alto, ci sono tonnellate e tonnellate di immondizia. Sacchetti in quantità inimmaginabile, materiale di scarto di lavorazione edile, compreso l’immancabile amianto, ma si fanno anche «incontri» imprevedibili: centinaia di pannolini di bimbi (usati, naturalmente), appallottolati e gettati così nel pozzo. E ammonticchiati a eterna e puzzolente memoria di un infante del quartiere. Residui di cibo, tantissimo ferro, plastica in gran quantità e sotto qualsiasi forma (dai tetti ondulati per la baracche alla automobiline per i bimbi). Ma i due oggetti più anomali sono una sedia da barbiere e un motorino Piaggio: sono stati lanciati dall’alto in un’epoca imprecisata e sono rimasti lì a marcire. C’è anche un’area un po’ isolata dove sono raccolte tante ossa, probabilmente di animale, ma senza analisi nessuno potrà mai stabilirlo. «Di fronte a questo schifo, cosa c’è da meravigliarsi se qualcuno pensa di usare questo posto come deposito di rifiuti inerti?». La domanda rimbomba nel vuoto.

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