Il leghista Fava: provincializzazione modello superato in tutta l’Europa

Il procuratore antimafia Grasso: "Inflitrazioni della camorra
non rischia solo la Campania"
26 novembre 2010 - lu.ba.
Fonte: Il Mattino

Nel suo saluto ai convegnisti il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, ha affermato che in Irpinia la provincializzazione della gestione del ciclo dei rifiuti sta procedendo così come richiesto dalle leggi nazionali. «Questo è un territorio virtuoso - ha sostenuto il primo cittadino - che è in grado di determinare condizioni di autosufficienza». Galasso ha poi rivendicato i risultati ottenuti sul fronte della raccolta differenziata, che pongono il capoluogo irpino con il suo 64% al quarto posto nella classifica nazionale. «Intendiamo essere solidali con le altre province, ma non possiamo pagare prezzi salati per le inefficienze altrui», ha aggiunto Galasso. Il sindaco in definitiva sposa la linea della competenza delle amministrazioni provinciali sul tema dei rifiuti, pur auspicando un maggior protagonismo del Comune in materia di servizi, spazio che le linee di intervento di Palazzo Caracciolo sembrano concedere per quel che riguarda l'igiene urbana. Ma quella delle competenze resta ancora una partita aperta. A ricordarlo è anche il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta, Pecorella, che riferisce dell'alto livello di conflittualità tra istituzioni presente in Campania. Il deputato Fava della Lega - componente della Commissione parlamentare sui rifiuti - boccia la provincializzazione. «È un modello - ha affermato - superato in tutta Europa. Uno schema territoriale rigido diventa difficilmente applicabile in Italia, a causa delle forti differenze geografiche, economiche e culturali dei comprensori». «Le conflittualità tra enti e tra cittadini ed istituzioni, agevolano le infiltrazioni malavitose», è l'allarme lanciato dal procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, esperto nella lotta alle eco-mafie. «Affidare ai sindaci la responsabilità dei rifiuti - ha aggiunto - in questa fase significa creare i presupposti perché i gruppi di interesse illegali si risveglino». Il magistrato punta l'indice nei confronti delle vecchie gestioni comunali e consortili, facendo una disamina di tutte le criticità ed illiceità rilevate in Terra di Lavoro, dalle assunzioni clientelari nelle aziende di raccolta e smaltimento dei rifiuti, alle consulenze professionali inutili, alla mancata differenziazione dei rifiuti. «La raccolta indifferenziata - ha ribadito il giudice - alimenta il business criminale». «Non si possono trasferire competenze da un momento all'altro», ha incalzato il Procuratore della Repubblica di Napoli, Lepore. «La fine della fase commissariale - ha detto - non ha significato la soluzione del problema». Secondo il Procuratore nazionale antimafia, Grasso, la questione dovrebbe essere affrontata in base alle esigenze e alle difficoltà specifiche dei territori. «Se è vero che in Campania vi è un'emergenza, è altrettanto vero che i rifiuti sono un problema per l'intero Paese e stimolano gli appetiti del malaffare al sud come al nord». La responsabilità, questo è il parere di Grasso, è di quegli amministratori che «hanno perso di vista il bene comune». L'ex vice-presidente del Csm, Mancino, ha sostenuto di non essere appassionato dal dibattito sulle competenze, ma preferirebbe un confronto tra le parti sulle possibili soluzioni: «Il conflitto avvantaggia gli interessi oscuri».

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