Gli esperti dell’Andalusia: faremo affari con la vostra «monnezza»

Numerose ditte iberiche interessate
Ma la destinazione finale potrebbe essere il Nord Africa
19 novembre 2010 - Paola Del Vecchio
Fonte: Il Mattino

Madrid. «L’Andalusia è una delle opzioni, si stanno valutando i costi del trasporto dei rifiuti via mare da Napoli in Spagna, finora inedito, dal momento che qui non è mai arrivato neanche un chilo di Rsu dalla Campania. Stiamo cercando soluzioni al problema, ma non c’è nulla di definito. Magari la destinazione finale non sarà la Spagna bensì il nord Africa e potrebbe essere anche la Germania, la Romania o l’Austria, dove esistono canali già aperti». Da Barcellona, Francesco Cirrincione è uno degli architetti dell’operazione smaltimento residui campani, sulla rotta aperta dalle Autostrade del mare fra Italia e Spagna. Fa parte della Markab Consulting, con sede a Milano, di proprietà dell’omonimo cugino Francesco Cirrincione, azienda di consulenze e servizi «chiavi in mano» per il riciclaggio e lo smaltimento di rifiuti urbani e industriali, chimici e peroliferi. La stessa impresa - con una partecipazione nella Cantieri moderni del gruppo Daneco - che, durante l’emergenza della spazzatura di due anni fa, trasferì in Germania le montagne di tonnellate di rifiuti che sommergevano il Napoletano. Cirrincione, con la New Trading Global Logistic di Barcellona, sarebbe l’intermediario per l’esportazione dei rifiuti dalla Campania in Spagna. Ma, cauto, ammette solo «conversazioni in corso con la A2A» per far prendere il largo alla immondizia partenopea. «Varie ditte iberiche si sono fatte avanti per lo smaltimento, fra cui grandi gruppi come Fcc», sostiene. Ma non rivela il nome della ditta prescelta, né i quantitativi - si è parlato di 5mila tonnellate a settimana, imbustate nei sacchi, a circa 70 euro a tonnellata e altrettanti per il trasporto - concordati. Assieme alla spazzatura del termovalorizzatore di Acerra e dell’impianto di tritovagliatura di Caivano, gestiti dalla A2A, la Provincia avrebbe richiesto un pacchetto «chiavi in mano» anche per i rifiuti della Cia, con spese che dovrebbero essere a carico della Protezione civile. Il titolare della Trading Global Logistic dice solo: «Magari si facesse qui in Spagna, ma bisogna valutare i costi del trasporto dall’origine al porto, il carico e lo scarico sulla nave, il trasferimento in treno alla destinazione finale. Può risultare non conveniente». Un’ipotesi ventilata è che, esportati via mare a Barcellona, i rifiuti napoletani vengano poi trasferiti su rotaia in Andalusia. Non è solo questione di logistica e prezzi. Ci sono le autorizzazioni che devono rilasciare le regioni per i trasporti frontalieri di RSU, coi tempi tecnici di almeno tre o quattro settimane; mentre ogni ora che passa solo a Napoli città si depositano in strada 50 nuove tonnellate di immondizia. E, soprattutto, c’è il rischio che l’Andalusia, come già la Puglia, il Veneto e l’Emilia, dica di no. Appena agli inizi di novembre la regione, che è all’avanguardia nello smaltimento rifiuti, ha approvato il nuovo piano decennale di gestione di risidui non pericolosi per il 2010-2019. L’obiettivo - in cui saranno investiti 2,184 miliardi di euro e creati 8.571 posti di lavoro diretti e indiretti - è ridurre la produzione di rifiuti, attualmente di 1,66 chilogrammi per abitante al giorno, del 37% in dieci anni e arrivare al massimo livello di riciclaggio e riutilizzo, fino a ottenere spazzatura organica che consenta di produrre elettricità. Il piano prevede, fra l’altro, la realizzazione di 3 nuovi impianti di recupero e compost, che si uniscono ai 23 attuali, il doppio di un decennio fa. Gli impianti di trasferimento che canalizzano la spazzatura ai centri di trattamento passeranno dai 61 attuali a 69 ed erano 44 nel 1999. Insomma, tutto un esempio di trattamento all’avanguardia dei Rsu, per prendere senza fiatare e «chiavi in mano» la monnezza di Napoli.

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