Stop ai camion fuori provincia: cumui ovunque

Sommerso ache l'ingresso di villa Rosebery, la residenza napoletana del capo dello stato
19 novembre 2010 - Alessio Fanuzzi
Fonte: Il Mattino

Spazzatura a Napoli La cartolina deturpata. Gli alberi, il panorama mozzafiato, il mare e il Vesuvio sullo sfondo. Tutto offuscato dai rifiuti. La bella immagine di Napoli oggi non c’è più. Cancellata da cumuli di spazzatura. No, non è la solita metafora. Perché se è vero che sono diminuite le tonnellate di immondizia nelle strade della città, i cassonetti sono pieni ovunque. Anche a Posillipo. Anche in via Ferdinando Russo, cartolina napoletana e strada d’accesso a Villa Rosebery, da più di cinquant’anni residenza del capo dello Stato. È la livella della monnezza, è l’emergenza senza fine. Soprattutto, è una crisi che non trova soluzioni. Perché da oggi, scaduto il dispositivo che consente di sversare nelle cave e nei siti dislocati nelle altre province, Napoli si troverà di nuovo senza discariche. O meglio, con una sola discarica attiva. Parzialmente. Perché la cava di Chiaiano può accogliere 600, massimo 700 tonnellate. La metà della produzione giornaliera in città. E allora, dove saranno sversati gli altri rifiuti? Il tema è sempre lo stesso, servono nuovi siti. E alla svelta, perché la città scoppia. Ogni giorno di più. Nonostante la raccolta straordinaria avviata dall’Asìa, ieri erano ancora 2.800 le tonnellate di spazzatura in strada. Duecento tonnellate in meno delle 3.000 a terra mercoledì, ma la sostanza non cambia. «Nella notte tra mercoledì e giovedì siamo riusciti a raccogliere 1.633 tonnellate, compreso il peso della pioggia», spiega l’assessore comunale all’Igiene urbana Paolo Giacomelli. Rifiuti davanti a villa Rosebery Significa che, su 1.633 tonnellate raccolte, l’acqua piovana ha inciso per almeno 160 tonnellate. Il 10%. Quando ci si mette anche il meteo. «La raccolta procederà anche oggi - continua Giacomelli - ma sono molto preoccupato perché in queste ore scade il dispositivo che consente di sversare nelle altre province e si riaprirà il tema per sapere dove conferire i rifiuti». È il solito refrain. E la città è in ginocchio. Tanti, quasi tutti i quartieri in sofferenza. C’è il centro storico e ci sono le periferie: Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, Vicaria, Poggioreale e la zona di Santa Teresa degli Scalzi. E c’è Posillipo. Dove cumuli di rifiuti inzuppati d’acqua deturpano il panorama. Anche a Villa Rosebery, il bel complesso monumentale neoclassico che dal 1957 ospita il presidente della Repubblica nei suoi viaggi napoletani. Davanti alla villa voluta nell’Ottocento dall’ufficiale austriaco de Thurn non ci sono cassonetti ma lungo tutta via Ferdinando Russo ci sono centinaia e centinaia di sacchetti abbandonati. La speranza è che il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri possa contribuire a risolvere il problema in tempi accettabili. Il provvedimento punta ad accorciare il più possibile i tempi di realizzazione degli inceneritori di Napoli Est e Salerno: il presidente della Regione gestirebbe i due appalti con procedura d’urgenza per snellire i tempi burocratici e così completare la costruzione degli impianti in ventiquattro, al massimo trentasei mesi invece che nei cinque anni attualmente previsti. La decisione, di fatto, toglierebbe la competenza che l’ultimo Consiglio dei ministri in materia assegnava ai presidenti delle Province. Nel frattempo, però, per liberare le strade bisogna fare qualcosa. Non bastano, non possono bastare duecento tonnellate in meno al giorno.

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