BELPAESE AL CONTRARIO - Napoli capitale del percolato

CAPUT IMMUNDI?

DISCARICHE E PROTESTE NEL PARCO DEL VESUVIO HANNO FATTO RIESPLODERE IL VULCANO DEL SUD AGLI OCCHI DI UNA NAZIONE CHE SPESSO SI VOLTA DALL'ALTRA PARTE. MA NON C'È SCAMPO: LA MONNEZZA È IL NOSTRO SUBCONSCIO -
1 novembre 2010 - Mariano Maugeri
Fonte: Sole 24 Ore

Visuale dall'alto di via Raffaello Napoli è un trattato di antropologia contemporanea a cielo aperto, Sigmund Feud la odiava perchè è una città senza inconscio. Monnezza eravamo e monnezza diventeremo, verrebbe da dire parafrasando la massima angelica. Napoli è la rappresentazione del canone inverso. Arcaica e post moderna, un romanzo vuvente inframmezzato da rigurgiti tribali. La monnezza è l'inconscio di Napoli e della nostra modernità, un inconscio pieno zeppo di detriti. Altrove i rifiuti si occultano, si bruciano. nessuno deve poter osservare la montagna di scarti quotidiani dell'homo metropolitanus. La compulsione consumista descritta nel romanzo Underworld da Don DeLillo, l'immondizia come gemella del diavolo. Napoli è Underworld ma è pure la Orano di Camus, con gli suittii di migliaia di topi che nottetempo si impadroniscono del cimitero di Poggioreale dove i cadaveri in putrefazione, neppure seppelliti un anno prima, vengono ripuliti en plein air per lasciare posto ai nuovi arrivi, in un sovraffollamento dei corpi che pure nella morte replica all'infinito la precarietà di una delle città più antropizzate del pianeta. La camorra, come nel film Scarface, lucra sulla monnezza dei vivi e sui corpi in putrefazione. A Napoli non si bruciano neppure i cadaveri, come se la controriforma tardo barocca scandisse tempi e modi della napoletanità. L'antropologo francese Philippe Ariès in Storia della morte in occidente intitolato La pornografia della morte fa l'apologia del legame fisiologico tra i morti e i vivi. Ariès esalta l'esempio dei Paesi africani che seppelliscono nel giardino di casa i defunti per continuare a rimanere in contiguità con i loro cari. Quindi Napoli più che pre-moderna potrebbe essere post-moderna.

Via Nardones nei Quartieri Spagnoli, sorti nel XVI secolo per volontà del vicerè Don Pedro di Toledo per ospitare la guarnigione spagnola CADAVERE IN PUTREFAZIONE
La carnalita napoletana fu fotografata dallo scrittore peruviano  Manuel Scorza che in articolo pubblicato da Il Mattino negli anni ottanta annotava: "Da quando sono arrivato tuttu mi parlano della morte di Napoli e, effettivamente, sono di fronte a una morte. Ma questo cadavere è in putrefazione da 400 anni".
Putrefazione. cadaveri rimossi anzitempo contravvenendo a tutti i regolamenti sanitari dell'Occidente, galassie di monnezza che migrano nel paesaggio urbano come in una mostra itinerante di arte contemporanea. I neologismi alimentali da questa antripologia hanno mutato il lessico e i comportamenti, le liturgie e la psicologia. Il percolato. che e quel liquido nerastro prodotto dalla spazzatura, è divenuto l'arma di attesa che misura In sgarbo ricevuto. Non più il coltello o il kalashnikov. I camorristii di Sessa Aurunca,. in combutta con gli autisti della nettezza urbana, per un mese hanno scaricato davanti all'azienda chimica di Antonio Picascia ettolitri di percolato. L'imprenditore. un paio di anni prima aveva denunciato per estorsione il fratello del boss e ingegnere capo del Comune. L'annegherai ~ percolato. e stata la sua punizione suprema.
La mondezza, dunque. come icona de contemporaneità e metafora della condizione in cui versa la capitale amorale del Mezzogiorno. Ma questa è solo una chiave di lettura. Perche Napoli e il Sud amano contraddirsi. L'inconscio è sparito ma il software della m nezza - ogni giorno i tre milioni di abitanti di Napoll e provincia ne producono 3.500 tonnelate - ingrassa senza requie. Pure l'esibizione quotidiana degli amministratori locali si ritorce contro di loro. Una sorta di metamorfosi de drammaturgia del teatro di Eduardo derubricata insulse scenette di avanspettacolo.

INDUSTRIA DEGLI SCARTI
Nel 2008 toccò all'ex ministro Rosetta Iervolino decidere il luogo dove collocare il yermovalorizzatore di Napoli. Lei, come una teatrante consumata, attorniata dai sapiuenti tecnici di Palazzo San Giacomo, individuò i Colli Aminei, zona sismica a 300 metri sul livello del mare dei Campi Flegrei, in cui neppure uno studente al primo anno di Geologia si sognerebbe di piantare una ciminiera alta 50 metri. Una scelta fatta apposta per essere bocciata da un sadico Bertolaso che irrise quella decisione: tre superesperti della Federico II convocati dalla protezione civile per risolvere la questione indicarono in menu di ventiquattr'ore la zona industriale di Napoli Est conte quella più idonea. Esiste un'altra cinta al mondo in cui la classe dirigente ridicolizza se stessa pur di non assumere una decisione potenzialmente impopolare? La scenetta de 'O Termovalorizzatore 'ncopp 'o Vulcano sembra la traduzione parrocchiale di Nu rninistroo 'mieze 'e guai operetta di inizio Novecento con una giovanissima Titina De Filippo. Farsa e tragedia a Napoli si inseguono e sovrappongono. Lo stesso Bertolaso. durante la territicante crisi dei rifiutli  di due anni fa, non resistette alla seduzione pedagogica e contattò un gruppo di psicologi allenati ad aiutare le popolazioni di ogni parte del pianeta colpite da cataclismi naturali. Obiettivo: affiancare i napoletani che avrebbero dovuto sperimentare i primi vagiti della raccolta differenziata. Appena si scopri chi gli psicologi in corso di arruolamento erano tutti friulani, piemontesi ed emiliani, mezza Napoli insorse contro i colonialisti del Nord che avrebbero dovuto spiegare ai bru bru partonopei metodi ed eticità della differenziata.

Napoli vista dall'alto Poco o nulla è cambiato da allora. L'industria degli scarti è sempre disorganizzata ma allo stesso tempo fiorente. Tutti ci guardano: le amministrazioni con la Tarsu, la tassa sull'immondizia che a Napoll e la più cara d'Italia, la camorra trasportandola da un punto all'altro dell'Italia e dell'Europa, i politici assoldando eserciti di uomini e mezzi. Sotto quella che pel pigrizia chiamiamo emergenza rifiuti si nasconde una raffinatissima conglomerata con quasi 30mila addetti che in sedici anni ci è costata 3,5 mlllardi. Nei primi dieci mesi del 2010 il termovalorizzatore di Acerra ha incassato 75 milioni dalla produzione di energia elettrica generata dai rifiuti che il governo italiano premiò con una tariffa maggiorata: la Cip 6. Se qualcuno pensava che la raccolta differenziata porta a porta fosse il sistema ecologicamente più cor retta per affrontare il problema, scorra il menù monnezza e si fermi alla voce differenziata: al Comune di Napoli servono 60 milioni per portarla dal risicato 18 per cento di questi mesi al 50 per cento. Soldi che nessuno ha, se è vero che il bilancio del Comune di Napoli è già da qualche anno ben oltre il dissesto. In tempi di federalismo montante, la terza città italiana sembra totalmente incapace di autogovernarsi. Perché?  "Perché - ha scritto Goffredo Fofi - la politica è in mano a incapaci o impotenti quasi assoluti (e vacui come il sindaco lervolino) e a sinistra il lascito bassoliniano è stato di puro disastro, una generazione di amministratori senza idee e senza progetto, oltre la sopravvivenza propria e dei propri gruppi di appartenenza. Non si condannerà mai abbastanza l'enorme responsabilità del politico post comunista post sindaco ed ex governatore regionale che ha reso ciniche due generazioni o più di napoletani che hanno creduto a ciò che diceva di rappresentare".
E allora meglio fuggire da tanto orrore e inerpicarsi lungo le pareti laviche del Vesuvio. Il filosofo agrigentino Empedocle, l'ispiratore della psicoanalisi di Freud. nel 430 a.C. decise di mettere fine ai propri giorni lanciandosi nell'Etna, il vulcano gemello di quello campano. Come prova del suo suicidio abbandonò un sandalo sull'orlo del cratere. Le discariche nel parco del Vesuvio sono la moltiplicazione all'infinito del gesto del filosofo che teorizzò il conflitto tra le due pulsioni primordiali dell'uomo: philia (amore, amicizia) e neikos (discordia, odio). Discariche e ville pompeiane a pochi metri le une dalle altre. Le dimore patrizie di Boscoreale, teatro della rivolta contro l'apertura della seconda cava, da secoli alimentano di reperti archeologici il Louvre di Parigi e il Metropolitan di New York. Odio e amore. le pulsioni di Empedocle, racchiuse nello stesso luogo e nello stesso momento 2.440 anni dopo il suicidio del filosofo agrigentino, un harakiri di massa a poche centinaia di metri dalla bocca di un vulcano. Nessuno lo ammetterà. ma Napoli e la monnezza hanno disteso sul lettino dello psicanalista l'intero Occidente e la civiltà dei rifiuti.

 

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