Caos rifiuti, stop a Taverna del Re Napoli verso il blocco della raccolta

Esauriti anche gli impianti Stir, In strada 1500 tonnellate
12 novembre 2010 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

È legata a un ripensamento della Puglia la residua speranza di evitare che Napoli sia invasa dalla spazzatura. L’altra alternativa sarebbe una nuova ordinanza urgente del governatore Caldoro per sversare nelle altre discariche della Campania: ma fino alla tarda serata di ieri questa strada non era stata percorsa, tanto che continua la ricerca di siti di stoccaggio in provincia. La situazione, quindi, resta drammatica. Non si scarica più a Taverna del Re che ormai scoppia di rifiuti, non si portano rifiuti negli stir di Giugliano e Tufino che sono saturi, lunedì è previsto lo stop anche a Caivano mentre l’impianto di Santa Maria Capua Vetere è fermo a causa della protesa dei dipendenti: al comune di Napoli resta solo la possibilità di utilizzare la discarica di Chiaiano dove si possono scaricare, quando tutto va bene, tra 700 e 800 tonnellate di rifiuti al giorno. Il resto (circa 700 tonnellate al giorno), almeno fino a quando la Provincia non indicherà soluzioni alternative, resterà a terra. Dove già giacciono 900 tonnellate accumulate nella scorsa settimana. Se, come prevedibile a queste si aggiungeranno altre 700 tonnellate al giorno, si tornerà in piena emergenza. Già stamattina si dovrebbe tornare a quota 10500. E il sindaco Iervolino ricordando l’impegno di Berlusconi, ha detto: «Credo solo nei miracoli di San Gennaro, sono passati ben più di tre giorni e malgrado lo sforzo di Regione e Provincia non si vede via di uscita». Il bollettino della guerra dei rifiuti racconta una nuova Waterloo. Non sono serviti gli incontri che si sono susseguiti frenetici tra Prefettura, Provincia e Regione, non sono serviti gli appelli ai presidenti di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno perché accettassero una parte della spazzatura napoletana: la frenetica ricerca di una soluzione per l’intera giornata non ha prodotto risultati. Uno spiraglio si potrebbe aprire se andassero in porto i tentativi di mediazione che Federambiente, anche tramite il suo presidente, Daniele Fortini, che è anche amministratore delegato di Asia, sta svolgendo per convincere qualcuna delle imprese associate a soccorrere la Sapna. Mercoledì il no della Puglia sembrava aver fatto tramontare le ultime speranze: l’assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro aveva sottolineato di aver già accolto 50.000 tonnellate di rifiuti campani nel corso dell’emergenza 2008 e di non aver ricevuto un euro dei 5 milioni di cui è creditore nei confronti del governo. Di qui il no all’accordo con la Campania che avrebbe permesso al consorzio Cite di portare 61mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi stoccati negli stir nelle discariche Italcave Spa di Taranto, Ecolevante di Grottaglie e Vergine srl di Taranto. La richiesta è poi stata reiterata dalla Sapna e dalla Regione che sarebbero anche pronte a pagare in anticipo nella speranza di convincere gli amministratori pugliesi. Intanto non si abbandonano i tentativi per spingere le imprese private ad firmare contratti per smaltire in tutte le altre regioni la frazione umida che prima finiva a Terzigno e che nelle ultime settimane si è accumulata negli stir. Sia Asia che A2A stanno tentando anche di stringere contratti in proprio mentre l’assessore regionale Giovanni Romano lancia l’ennesimo appello alla solidarietà alle altre Regioni. Una volta liberati gli impianti, infatti, si potrebbe rimettere in moto quel processo di biostabilizzazione che permetterebbe di seccare la spazzatura trasformandola in terreno di copertura per le discariche. E qui si viene al nodo centrale di questa vicenda: gli impianti che producevano Cdr sono stati, infatti declassati a stir, impianti di tritovagliatura nel 2008 e producono attualmente le balle per il termovalorizzatore e la frazione umida che non rispetta gli standard Ue. Riportare gli Stir a produrre materiale stabilizzato è uno dei primi obiettivi da raggiungere.

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