Discariche già esaurite, la città torna nel caos

Taverna del Re al collasso, il Comune: non sappiamo più dove sversare.
Mini-invasi e piano Calabria, si accelera
10 novembre 2010 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

Oltre 1300 tonnellate a terra con la prospettiva che nei prossimi giorni la situazione si aggravi: la discarica di Taverna del Re a Giugliano sta per chiudere è prossima alla saturazione. Napoli ha già sversato 8milla delle 10mila tonnellate a disposizione. Tenuto conto che se ne sversano 600 al giorno giovedì dovrebbe essere l’ultima giorno di vita della discarica. Sempre che prima non arrivi lo stop dalla Procura. Serve un piano B che il presidente della Provincia Luigi Cesaro e quello della Regione Stefano Caldoro stanno cercando di attuare in queste ore febbrili. «Taverna del Re chiuderà e non riaprirà più - spiega Cesaro - firmerò due provvedimenti contestualmente, quello di chiusura della discarica e quello di svuotamento degli Stir, in mezzo la soluzione per far scaricare Napoli». Cesaro preferisce non sbandierarlo ma i rifiuti del capoluogo almeno fino a quando gli Stir non saranno disponibili saranno smistati sia in Calabria che in Puglia. Il presidente della Provincia è fiducioso che questa volta la solidarietà scatterà senza se e senza ma. Del resto la situazione viene così descritta da Paolo Giacomelli, assessore del Comune delegato alla emergenza rifiuti: «Non solo la discarica - spiega l’assessore - ma anche gli stir di Caivano, Giugliano e Tufino non sono più in grado di evacuare la frazione umida tritovagliata, quindi è probabile che nelle prossime ore potrebbero non essere in grado di acquisire altri conferimenti». In sostanza, sottolinea Giacomelli, «è possibile un aggravamento della situazione rifiuti a Napoli nei prossimi giorni». La pioggia, inoltre, non sta agevolando le operazioni di scarico a Chiaiano. Napoli è senza respiro, quei timidi segnali di ritorno alla normalità potrebbero lasciare posto nel giro di poche ore alla disperazione dei giorni passati. Sullo sfondo il Consiglio dei ministri di venerdì quando il caso Napoli tornerà a essere al centro dell’agenda politica nazionale. Tuttavia da quella sede non dovrebbero arrivare risposte alla contingenza ma piuttosto l’attesa modifica della legge 26 voluta da Guido Bertolaso che ha decretato la fine dell’emergenza. Modifiche richieste da Provincia e Regione che potrebbero incidere sulla prospettiva. Ovvero la riorganizzazione del sistema di smaltimento dei rifiuti che disporrà la soppressione di alcuni siti - le discariche di Terzigno, Andretta e Valle della Masseria - e la realizzazione di «strutture destinate al conferimento di rifiuti, nonché procedure acceleratorie per la realizzazione dei termovalorizzatori di Salerno e di Napoli» spiegano da Palazzzo Chigi. Quali sono le richieste di Provincia e Regione? Nove paginette, tre articoli, una decina di commi. La discussione è molto animata sulla questione fondi, deroghe al patto di stabilità per gli enti locali e commissari ad acta per la costruzione dei nuovi impianti. L’unica cosa certa è il rinvio di un anno della provincializzazione del ciclo integrato dei rifiuti. Dove le resistenze sono fortissime è sulle questioni economiche. Ovvero dare la possibilità agli enti locali di contrarre mutui per sanare «i debiti contratti per lo smaltimento dei rifiuti»; «anticipazione di 100 milioni di fondi Fas al fine di consentire alla Regione Campania le indispensabili iniziative volte al coordinamento della complessiva azione gestoria del ciclo dei rifiuti anche adottando le misure di esercizio del potere sostitutivo e per l’incremento della raccolta differenziata attraverso iniziative di carattere strutturale». Questa la prospettiva il presente, dopo la chiusura di Taverna del Re e al netto della Calabria e della Puglia porta dritto ad Afragl e Nola dove ci sono siti, a partire dalla cave, che potrebbero fungere da mini-discariche. Un sacrifico che anche Napoli potrebbe affrontare, il sindaco Iervolino ha ribadito la messa a disposizione delle cavità cittadine per deporvi il Fos. La frazione organica stabilizzata, chiedendo al Consiglio comunale di esprimersi sulla questione.

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