La Procura indaga sulla discarica aperta da Cesaro

Taverna del re, acquisita l'ordinanza della Provincia. L'ipotesi di reato: gestione non autorizzata
5 novembre 2010 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

La mappa Accertare cosa ha spinto ad aprire quel sito, cosa è stato trasmesso in discarica e in che modo è avvenuto il conferimento. Indagine con un target fin troppo chiaro: accendere i riflettori sulla discarica di Taverna del Re, la grande gola di Giugliano riaperta dalla Provincia di fronte alle barricate di Terzigno. Una mossa a sorpresa che porta la firma del presidente della Provincia Luigi Cesaro, su cui la Procura non rinuncia a svolgere i propri accertamenti. È di queste ore infatti la decisione degli inquirenti di acquisire l’ordinanza con cui i vertici di piazza Matteotti hanno decretato il probabile nuovo corso del territorio a nord di Napoli, una zona per anni utilizzata come sversatoio dei rifiuti cittadini. Indaga la sezione Ecologia del procuratore aggiunto Aldo De Chiara, fascicolo affidato ai pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco, che da qualche settimana sono impegnati anche nelle indagini sul funzionamento del termovalorizzatore di Acerra. Ma cosa puntano ad accertare ai piani alti della Procura? Cosa spinge gli inquirenti a focalizzare l’attenzione sulla scelta di Cesaro di riaprire Taverna del Re? Chiara la gittata dell’inchiesta: accertare la qualità e la quantità di rifiuti destinati a Giugliano, stabilire la corrispondenza dei codici con la spazzatura sversata, oltre a definire lo stato dell’invaso destinato a ricevere l’immondizia napoletana. Inchiesta allo stato iniziale, non ci sono nomi di iscritti nel registro degli indagati, sullo sfondo ipotesi che attendono accertamenti e verifiche: gestione non autorizzata di rifiuti e traffico illecito di rifiuti sono le ipotesi da vagliare, in uno scenario in cui è opportuno non anticipare giudizi o soluzioni investigative. Una Procura che si muove, un’azione investigativa che decide di tornare su uno spaccato metropolitano - quello di Taverna del Re a Giugliano - su cui si è indagato anche in un recente passato. Vicenda amara, complessa, da prendere con le molle. Si parte da una premessa, quella di agire in modo chirurgico per evitare qualunque forma di condizionamento con la piazza: smorzare sul nascere illusioni, agire solo sugli atti. Un’inchiesta che parte proprio mentre a Giugliano ci sono centinaia di persone pronte a tutto pur di non consentire nuovi sversamenti, pur di impedire la «normalizzazione» del sito di Taverna del Re. Anche qui presìdi di cittadini, anche qui tanta rabbia che rischia di esplodere in tafferugli ed episodi di violenza, in un rischioso corpo a corpo con le forze dell’ordine. Indagini a tappeto, dunque, con un precedente investigativo neanche tanto lontano nel tempo: è di un anno e mezzo fa l’ultima inchiesta su Taverna del Re, più o meno in concomitanza con la fase emergenziale del 2008, quando venne ipotizzata l’accusa di disastro colposo, sull’onda d’urto di esposti firmati da cittadini, associazioni nate dal basso e comitati civici. Ed è alla luce di quelle accuse (archiviate dopo qualche mese di indagini) che oggi prende le mosse il lavoro investigativo dei pm Bisceglia e De Marco. Lavorare sugli atti, ragionare sull’ordinanza della giunta Cesaro, poi sulle ragioni che hanno consentito la riapertura dell’invaso di Taverna del Re. Ma è un intero ufficio impegnato in queste ore sui tanti solchi determinati dalla riesplosione dell’emergenza rifiuti. Anno 2010, un ramificato sistema di codeleghe tiene impegnato più magistrati: si lavora sul termovalorizzatore di Acerra, vanno avanti audizioni di potenziali testimoni, di persone informate dei fatti; poi resta aperto un filone d’indagine su Pianura, sulla bonifica della ex discarica di Contrada Pisani, mentre c’è un’inchiesta che punta a stabilire cosa ha scatenato la foga incendiaria del parco automezzi di una ditta legata alla Asìa. Tanti filoni, un problema su tutti: capire quali sono le responsabilità politiche e amministrative che hanno fatto ripiombare Napoli nell’incubo della emergenza rifiuti. Con tanto di riflettori mondiali puntati sul golfo partenopeo.

Powered by PhPeace 2.6.4