Scorie in Molise ecco la terra "avvelenata"

I residenti: abbiamo visto passare quei camion carichi di ecoballe
4 novembre 2010 - Rosaria Capacchione
Fonte: Il Mattino

Campobasso. Forse è stato davvero un corto circuito, come scrive il prefetto Trotta. Forse è stata una circostanza fortuita, un accidente e non un attentato, a distruggere i due camion che trasportano pezzi di torri eoliche da una parte all’altra del Molise. Ma loro non ci credono, non ci hanno mai creduto, sin dalla notte di San Gaetano, quando la rete fu avvertita dagli ambientalisti di Guardiaregia e le fiamme si levarono alte, illuminando a giorno la valle del Tammaro. Il percorso Lo ripetono nel piazzale che ospita il Tar, a Campobasso, mentre aspettano che si decida sull’installazione di sedici «mulini» proprio a ridosso dell’area archeologica di Sepino e di Pietrabbondante, un unicum sannitico-romano pressoché integro, che risale al IV secolo avanti Cristo: «È stato un attentato, altro che corto circuito. Lo sanno tutti che vogliono mandare via quella ditta, che la vogliono spaventare. Chi li vuole spaventare? Quelli che vengono da fuori, dalla Campania». Ci sono studenti e sindacalisti, i comunisti del Plc e i rappresentanti del Pd. E poi: professoresse, casalinghe, impiegate, la punta avanzata del picchetto che sta presidiando gli scavi dalla fine del mese di settembre. Tra di loro c’è chi ha visto i camion arrivare nell’area industriale di Pozzilli-Venafro, chi gli automezzi giallo-rossi della ditta Caturano disperdersi tra la Trignina e la Bifernina, chi le luci alte attraversare la notte e la discarica di Tufo Colonoco, sequestrata dalla Procura di Isernia alla metà di luglio: 12.300 metri quadri di sversamenti abusivi di percolato e di sbancamenti fuorilegge. Una donna giura di aver visto gli automezzi che trasportano ecoballe e rifiuti entrare nell’area industriale di Pozzilli, aggirarsi tra la Colacem e la Fonderghisa, uscire vuoti. Un altro ha assistito all’ingresso dei mezzi della maddalonese ditta Caturano nell’impianto di depurazione di Termoli, nonostante la laconica smentita del Consorzio Industriale che gestisce Cosib: «Caturano non è tra i nostri committenti». Carta canta, ma perché quei camion dai colori inconfondibili varcano i cancelli? E cosa trasportano davvero? Se lo chiedono Michele Petraroia, consigliere regionale del Pd, e Tiziano Di Clemente, coordinatore del Plc, che pagherebbe chissà cosa per conoscere i segreti - tutti i segreti - di Fonderghisa, azienda della Gepi rilevata dall’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano Giuseppe Ragosta, arrestato per una truffa collegata proprio a quello stabilimento (dismesso nel 2005) nel dicembre del 2008. Nelle fonderie, racconta chi ha lavorato agli altiforni, sono sparite tonnellate e tonnellate di rifiuti di ogni genere. Anche di automezzi militari impiegati nella ex Jugoslavia, contaminati dall’uranio impoverito. Aspettano una decisione che non arriva ma che si preannuncia negativa, raccolgono le ultime notizie da Montagano e dal presidio permanente che si è posto l’obiettivo di fermare l’ampliamento dell’invaso e di bloccare per sempre la costruzione di un inceneritore. «Un altro? E a che serve? Qui in Molise - dicono le donne che aderiscono alle 97 associazioni della rete ambientalista - ne funzionano già troppi, noi produciamo un decimo dei rifiuti che già oggi possono essere smaltiti nella nostra regione. La verità è che la politica sta svendendo il nostro territorio. In cambio di soldi, con la scusa delle casse vuote dei Comuni, la Regione sta spalancando le porte all’immondizia che arriva da ogni parte d’Italia. Lo sapete quanta roba viene dalla Campania? Lo sapete quanta ne inceneriscono in provincia di Isernia?». Anche il sindaco di Montagano è con loro, così come il sindaco di Termoli vuole impedire l’accesso ai camion stranieri verso i cancelli del Cosib. Ma il braccio di ferro con la giunta regionale si preannuncia lungo e snervante. Loro, i molisani, non sono d’accordo. Hanno già raccolto 2.300 frime, altre ancora ne raccoglieranno. E si preparano alla grande manifestazione del 23 novembre, quando dalle mura di Altilia partiranno a bordo dei trattori e arriveranno fino a Campobasso: per dire no ai rifiuti di fuori regione, no alle ecomafie, no alle infiltrazioni della camorra e ai troppi soldi che girano, girano, e che in Molise non si fermano. In quali tasche vanno a finire?

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