«È assurdo, per ripulire Napoli stanno rovinando la nostra terra»

Giugliano, la rabbia degli abitanti e l'allarme di Legambiente: mazzata finale per l'agricoltura
1 novembre 2010 - Pietro Treccagnoli
Fonte: Il Mattino

Giugliano. A guardarla dall’Asse Mediano questa terra umiliata e offesa ha proprio l’aspetto di una prateria, malmessa, certo, e stuprata dai mille e uno mali della provincia campana. Non ci si può stupire, allora, che i manifestanti di Taverna del Re si siano opposti ai compattatori della monnezza con i cavalli. Le discariche aperte In fondo siamo tra la via Campana e il West. È la terra dei fuochi, delle mele avvelenate, come in una favola, quella di Biancaneve, ma senza lieto fine. Giugliano è stata la vittima predestinata di tutte le emergenze rifiuti. Paga per molti motivi. Ha ancora tanta di quella terra a disposizione, già inguaiata dai rifiuti tossici e quindi senza più speranze. Le discariche, pubbliche e private, legali e illegali, sono sufficientemente distanti dai centri abitati. Taverna del Re, a pochi chilometri dall’affollatissimo centro commerciale Auchan, è di fatto più a ridosso di Qualiano che alla stessa Giugliano. Terra di nessuno, dove sopravvivono solo contadini che coltivano friarielli e cavolfiori, che hanno piantato alberi di albicocche, prugne e pesche e hanno innalzato serre per fragole. Tutt’attorno al sito di trasferenza lavorano circa 250 persone (in gran parte agricoltori del basso casertano). E tutti stanno andando sul lastrico. È come se chiudesse una media fabbrica del Nord Est. Ora in queste terre benedette dalla natura, c’è un Moloch che spaventa già solo a individuarlo su Google Earth. È grande quanto 360 campi di calcio, ma non ci vince nessuno, perdono tutti. E vi troneggiano 7 milioni di ecoballe. Ogni ecoballa pesa circa una tonnellata e mezza. Fate un po’ i conti. In tutto il resto della Campania ne è stato stoccato appena un altro milione. «Ora ci stanno portando il tal quale» commenta furioso Raffaele De Giudice, direttore di Legambiente Campania che della zona conosce vita, morte e falsi miracoli. «E la stanno mettendo sulla piazzola 12, a cielo aperto. Stanno commettendo una grave violazione della legge, perché questo tipo di smaltimento che non smaltisce è vietato dalla Comunità europea». La piazzola, fino a qualche giorno fa, era vuota. Doveva servire alla sicurezza del sito, semmai si scatenasse un incendio (il Padreterno ce ne scampi). Doveva essere occupata da sabbia, terreno, acqua e addirittura da un presidio dei pompieri. Doveva, ma non è mai stato così, anzi è diventata una manna per chi aveva urgente bisogno di sversare altra monnezza. «Come le ecomafie hanno nascosto nel Giuglianese i rifiuti tossici» insiste Del Giudice «così Bertolaso e Cesaro stanno nascondendo i rifiuti urbani. Taverna del Re è stata riaperta, violando l’impegno dello stesso sottosegretario alla Protezione civile a smantellare questo ecomostro». Un mostro certo. Le hanno ribattezzato «Piramidi Maya» e, con le profezie che girano, è persino troppo facile sentirsi schiacciati dal malaugurio. I geologi hanno previsto che tra meno di cinquant’anni le falde acquifere saranno definitivamente inquinate. E sì, alla Taverna del Re ormai si brinda solo con il percolato. «Posso consigliare un’annata?» prova a stare al gioco Del Giudice. Prego. «Quella del 2005, l’anno nero della zona. Ma pure questa coda di 2010 si presenta bene. Che fine faccia il percolato nessuno l’ha mai capito. Il sito è sbarrato per chiunque voglia fare domande». Il fetore però lo senti. In questo autunno, indeciso tra il sole dolce dell’estate di San Martino e la pioggia del Giorno dei Morti, in queste terre lontane da tutto e vicine a niente, la puzza a tratti stringe alla gola. I miasmi, trasportati dal vento, sono presagi devastanti di un futuro appestato che qui è già arrivato. I camion vanno, vengono, aspettano, ripartono. Al presidi, quando va bene, saranno un centinaio. Pochi in assoluto, ma molti per l’indifferenza che finora hanno mostrato i giuglianesi. «C’è il rischio che i presìdi si prosciugheranno» spiega Del Giudice, abituato da decenni al ruolo di Virgilio nelle Malebolge di questo Inferno in terra. «Stanno prendendo Giugliano per la gola. Non raccolgono la monnezza da giorni. Quando arriverà ai piani alti, saranno i giuglianesi stessi a invocare l’apertura di qualsiasi sito. Per ripulire Napoli sono alla ricerca disperata di qualsiasi buco. Anche Villaricca e Tre Ponti sono nel mirino. Non mi stupirei che già stessero scaricando là, mentre noi siamo qui. Una caccia al tesoro che qui da sempre ha arricchito soprattutto la camorra». E quella non brinda con il percolato.

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