Commando ferisce tre agenti Maroni:" Vogliono il morto"

Il ministro dopo il raid: basta o reagiremo. La Russa: se serve più militari
26 ottobre 2010 - p.t.
Fonte: Il Mattino

Boscoreale. Cambia il palcoscenico delle violenze dell’Intifada vesuviana. Alla rotonda Panoramica per una notte, l’altra notte, non c’è stata la consueta battaglia tra agenti e militari e l’ala violenta del fronte del rifiuto. Ma forse è stato peggio, perché un’aggressione c’è stata, lontana dal luogo tradizionale degli scontri. Due auto della polizia senza insegne sono state accerchiate da giovani, in via Carotenuto, nel centro del paese. Gli agenti sono stati aggrediti e uno è rimasto ferito a un occhio. Il gruppo è spuntato dalle viuzze laterali e, secondo la ricostruzione fornita dalle forze dell’ordine, ha dato addosso agli agenti che stavano pattugliando la zona per prevenire eventuali atti di violenza. Alla fine sono scattate le manette per tre presunti aggressori: Stefano Garofalo (24 anni) e Domenico Erri (18 anni), entrambi di Boscoreale, e Michele Aviano (22 anni), di Poggiomarino. È un brutto segnale, perché allarga l’area a rischio. Non si tratta più di ostacolare lo sversamento della monnezza nella Sari. Tutte le strade possono trasformarsi in scenari di violenza, nessuno può sentirsi più sicuro. È stato un risveglio ancora più inquietante nella città che più sta subendo l’oltraggio dei miasmi, che appestano l’aria e i polmoni, e di una tensione che, come percolato, sta tracimando senza più controlli. Immediato è arrivato da Varese un commento, che suona anche come un ultimatum, da parte del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. I responsabili «sono stati presi e arrestati e le indagini devono capire chi sono questi gruppi di violenti» ha detto durante un incontro con gli studenti. «Io credo che nulla abbiano a che fare con la protesta se non per strumentalizzare, creare incidenti e disordini, farci scappare il morto. Noi non lo consentiremo e stiamo verificando se c'è qualche collegamento tra questi gruppi e le associazioni criminali». E ha aggiunto: «Faccio un invito a tutti a deporre le armi, altrimenti credo che sarà necessario intervenire in modo più duro di quanto non si sia fatto finora». E il ministro della Difesa, Ignazio la Russa s’è detto subito pronto a mandare altri militari: «Se il governo ritenesse di chiedere a me e alla forze armate un intervento in numero superiore, noi siamo pronti». Anche se, va ricordato, l’esercito non ha compiti di ordine pubblico. Parole dure, in un clima cittadino che ieri è stato di caos calmo: negozi aperti, anche se al passaggio dei camion carichi d’argilla per dare inizio alle attività di bonifica, la gente ha comunque inveito, commentando con l’amaro in bocca: «È una presa in giro». Nel quadrivio della rotonda Panoramica, per buona parte della giornata, la circolazione è stata addirittura fluida e davanti a via Zabatta, la strada che porta alla discarica, non c’è stata la barriera delle forze dell’ordine pronte a scattare con la tenuta antisommossa. Un’atmosfera sempre tesa che ha spinto il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, in un incontro con i sacerdoti della diocesi, a lanciare un appello: «La violenza non risolve, ma acuisce, il problema. I sei punti dell’accordo rappresentano una base di partenza da non abbandonare». Gli ha fatto eco da Pompei il vescovo Carlo Liberati, con la solidarietà ai cittadini dell’area vesuviana ma anche un allarme: «Anche Pompei è piena di rifiuti. Il governo siamo tutti noi: la colpa è di tutti, anche nostra. Come l’inquinamento del fiume Sarno che tra poco sarà insopportabile e unilierà anche il Santuario di Pompei». Allora non basteranno neanche più i rosari.

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