«Instancabile e rigoroso nel lavoro ha fatto il suo dovere fino in fondo»

I dipendenti in lacrime: "Poteva restare a casa con la famiglia ha scelto di venire in azienda"
25 ottobre 2010 - m.d'am
Fonte: Il Mattino

Giugliano. «Sempre pronto a mettersi contro l'azienda se in gioco c'erano i diritti di noi operai, sempre pronto a far fronte alle emergenze, non sottraendosi neppure ai turni domenicali, e le emergenze nel nostro settore sono all'ordine del giorno. Anche ieri invece di starsene a casa con la famiglia, è venuto a lavoro, sapeva che in questi giorni d'emergenza era necessario aumentare la forza lavoro presso l'impianto e lui era il primo a non tirarsi indietro». Così i colleghi ricordano Silvano Di Bonito, 49 anni. L'uomo, residente a Portici, sposato, padre di due figli, tra qualche mese sarebbe diventato padre per la terza volta, ma il destino non è stato generoso con lui. La notizia della sua morte assieme ad un dolore che è tra i più atroci, ha raggiunto ieri sera la famiglia dell'uomo. Una morte assurda, specie se si tiene conto che proprio lui, aveva fatto della sicurezza sul lavoro la battaglia di tutta una vita. Di Bonito lavorava presso lo Stir di Giugliano da prima ancora che diventasse sito militarizzato. Da sempre l'operaio, con un diploma da perito, combatteva per garantire ai suoi colleghi condizioni di lavoro dignitose. L'ultima battaglia solo pochi mesi fa. L'impianto subì uno stop di qualche giorno per via di uno sciopero dei lavoratori, lui era in capo alla protesta degli operai che chiedevano all'Asìa di rivedere i contratti dei lavoratori costretti, a detta dei manifestanti, a lavorare senza alcuna garanzia e con paghe ridotte. Proprio in quella circostanza Di Bonito aveva preteso che sul tavolo delle trattative con l'azienda finisse anche la questione sicurezza e s'impegnò con i suoi colleghi promettendo loro che quell'impianto non avrebbe ripreso a funzionare fin quando l'azienda non avesse provveduto ad adeguarne la struttura secondo i parametri ed i tempi previsti dalla legge. Fu l'ultima battaglia combattuta e vinta, lo sciopero cessò, la protesta rientrò, lo stir riprese a funzionare regolarmente. Poi l'emergenza delle ultime settimane. Tuta da lavoro, mascherina, guanti ed ogni altro tipo di protezione, così Di Bonito trascorreva le sue ore di lavoro presso lo Stir e pretendeva che gli altri operai facessero lo stesso. «Era convinto che la sicurezza fosse il primo diritto di un lavoratore, assurdo che sia morto così», commenta chi lo conosceva. a portici, paese d’origine dell’operaio, in tanti appena appresa la notizia si sono stretti al dolore dei familiari. Un lavoratore serio e rigorosos, un rappresentante dei suoi colleghi pronto a dare innanzitutto l’esempio nella sua attività professionale. Così in tanti lo rimpiangono.

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