Minacce e insulti: ecco perché i primi cittadini non hanno firmato

Sabato sera quasi aggerdito dalla folla alla quale avevano esposto l'accordo
"In queste condizioni impossibile dare l'ok"
25 ottobre 2010 - Adolfo Pappalardo
Fonte: Il Mattino

Di minacce vere e proprie per convincere i sindaci a non firmare non ne sono arrivate. E perché poi? Tutti e quattro i primi cittadini sanno bene che il momento è delicato. I rivoltosi, la popolazione, l’elettorato soprattutto: nessuno si fida più di loro. Sabato sera la firma al documento proposto dal numero uno della Protezione civile stavano anche per apporla. Sembrava un buon compromesso. Poi la decisione unanime di sottoporre tutto prima al presidio. «A piazza Pace - racconta Mario Casillo, consigliere regionale del Pd ma soprattutto nato e residente a Boscoreale - tutto sommato è andata bene. Certo la maggioranza non era d’accordo ma c’era una minoranza disposta ad ascoltarci e ci chiedeva di firmare». Ma basta salire, arrivare più vicino alla discarica che la scena cambia. È passata la mezzanotte di sabato e alla rotonda Passanti, l’epicentro della protesta, arrivano i 4 sindaci con il consigliere democrat: «Langella, il primo cittadino di Boscoreale, non riesce nemmeno - continua Casillo - a ultimare la lettura del documento che veniamo aggrediti dalla folla: siamo stati costretti ad andare via. Lì non potevamo rimanere un minuto di più». Non si fida la gente. Non si fida di Bertolaso ma nemmeno di chi all’apertura della discarica è stato sin dall’inizio favorevole. «I militari sono bravissimi, non allestiscono discariche ma fabbriche di confetti. A Terzigno avremo una fabbrica di confetti che produce oro». È la primavera del 2008, a cavallo delle amministrative, e Domenico Auricchio, sindaco Pdl di Terzigno, con il sì allo sversatoio vince la competizione elettorale. Arriveranno, giura, ristori e posti di lavoro. Ma alla fine non arriva proprio nulla se non l’ipotesi della seconda discarica. Non si fida più la cittadinanza e diventa protesta alla fine di settembre quando Bertolaso annuncia che cava Vitiello aprirà. Nonostante l’assessore regionale Romano, il presidente della Provincia Cesaro e, di nuovo, il sindaco di Terzigno avessero detto il contrario. È stanca la gente che una ventina di giorni fa scatena l’intifada alel falde del Vesuvio. Firmare in queste condizioni e con questo clima? Davvero i sindaci avrebbero rischiato grosso. Meglio dormire sonni tranquilli e non prendersi più nessuna responsabilità nonostante l’apertura di Bertolaso fosse già una bella vittoria. Ma a convincerli definitivamente sono state le pressioni arrivate durante la notte da decine e decine di consiglieri comunali di centrodestra e centrosinistra. In caso di un ok al piano Bertolaso, molti di loro avrebbero rassegnato subito le dimissioni facendo cadere le rispettive amministrazioni. E a quel punto i 4 sindaci hanno avuto la conferma: nessuna firma.

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