«Ci hanno venduti». E danno alle fiamme il Tricolore

In piazza della Pace a Boscoreale esplode la ravvia dei cittadini
Listato a lutto il gongalone del Comune
22 ottobre 2010 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

Boscoreale. Non è facile arrivare in piazza Pace. Cuore della protesta, centro cittadino e soprattutto sede del Municipio. «Chiuso per monnezza», dice un rudimentale cartello al «Bar del professore» in via Cirilllo, a solo pochi metri da piazza Pace. Qui sembra di essersi immersi dentro un’improvvisata sala stampa all’aperto, con cronisti, televisioni, curiosi. E gente che protesta. Proprio sulle scale del palazzo municipale. A piazza Pace i simboli contano, come quelle bandiere che sventolano sulla sede comunale: il tricolore, il gonfalone di Boscoreale, il vessillo dell’Unione europea. Sono a lutto, come si sente questa cittadina dopo l’annuncio che la seconda discarica vesuviana si aprirà presto. Così, è a mezz’asta il tricolore, mentre un nastro nero copre gli altri simboli. Ma in piazza c’è chi va oltre. Un gruppetto di persone urla «ci hanno venduti». E mette fuori una bandiera italiana di stoffa. Il gesto è simbolico, ma significativo nei mesi che precedono le celebrazioni per l’unità d’Italia: un accendino dà fuoco a quel tricolore, forse residuo casalingo degli ultimi mondiali di calcio. Va in cenere l’idea di una nazione da cui quei manifestanti si sentono traditi e isolati. Non c’è più Italia, non c’è più Stato, né fiducia nelle istituzioni: questo è il messaggio. Rapido e immediato, quasi sotto gli occhi dei vigili urbani. Non si sa se il gruppetto era tra quelli che, poco più giù, in via Giovanni della Rocca, aveva urlato ai negozianti di abbassare le saracinesche per protesta. Ne erano seguite anche delle sassaiole, con mamme spaventate a correre verso le scuole per riportare i figli a casa. Ma la bandiera in fiamme ha una forza maggiore, più delle sassaiole. E sembra quasi un paradosso che, dopo poco, nella stessa piazza compaia il sindaco Gennaro Langella, dimissionario dal Pdl, il principale rappresentante delle istituzioni sul territorio. Non indossa la fascia tricolore, naturalmente, ma dinanzi alle telecamere ed ai taccuini dei giornalisti critica l’apertura della seconda discarica e replica al capo della polizia, Antonio Manganelli, che aveva profilato, come suo dovere, l’uso della forza per assicurare lo sversamento dei rifiuti nelle discariche. Sintomatiche le dichiarazioni del sindaco: «Siamo noi i camorristi? Chi vuole l’apertura di questa discarica? Avete idea di quali interessi, delle somme economiche che gireranno intorno a questa discarica? È gravissimo che le istituzioni si siano rese complici di tutto questo». Cenere e fumo sul tricolore. Cenere e fumo tra istituzioni. Con i quattro sindaci vesuviani compatti a dire no alla seconda discarica. Primi nella protesta.

Powered by PhPeace 2.6.4