Netturbini al bar, spazza il clochard. per un euro

In piazza Cavour servizio in "subappalto" agli immigrati. "A volte ci danno anche le sigarette"
8 ottobre 2010 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

Reclutati ogni mattina alle dei quando chiude la comunit√† d'accoglienza per homeless «Gli italiani non puliscono dove siamo noi». L’accento è inconfondibile, di immigrati del nord Europa, sentirli parlare è un po’ come sentire Zeman, lo slang è quello ma c’è poco da ridere. Perché non siamo a «Quelli che il calcio» e la denuncia è pesante, vagamente razzista e molto irritante in una città come Napoli abituata da sempre a confrontarsi con gente di altri mondi. E ad accoglierli con dignità. «Ci danno un euro, un pacchetto di sigarette, una scopa e lo facciamo noi». Di che si tratta? Il fatto è molto semplice nella sua straordinarietà. A Piazza Cavour i giardinetti e i vialetti vengono ramazzati da questi clochard che vengono pagati da netturbini di Asìa. La precisazione è d’obbligo: l’azienda per l’igiene urbana non c’entra nulla e ci mancherebbe altro. Si tratta - diciamo così - di malcostume di alcuni suoi dipendenti che subappaltano un lavoro che dovrebbero fare loro «per un euro, o un pacchetto di sigarette e qualche volta un cappuccino». I nomi dei clochard? Inutile chiederli e non vale nemmeno la pena insistere. È povera gente che al dramma di una vita certo non bella deve aggiungere l’offesa di pulire per un euro laddove «gli italiani non vogliono pulire». L’andazzo va avanti da tanto tempo e la gente del posto sa bene di cosa si tratta. Tutte le mattine, tra le 6,30 e le 7 netturbini e clochard si incontrano. Quelli in divisa comunale danno le ramazze e vanno al bar, sorseggiano caffè e si divertono a vedere fare ad altri un lavoro che dovrebbe essere fatto da loro. E quando non sono soddisfatti non pagano o pretendono che ci sia il «ripasso». Perché controllano e verificano che tutto sia come debba essere. In parole povere ottengono la ripetizione del lavoro. Verrebbe da dire che si spiega così perché la piazza è sempre pulita mentre tutte le strade adiacenti in carico ai netturbini invece sono sporche. Gli invisibili sono uomini e donne e la notte sono ospiti della comunità «La Tenda» in via Sanità. Storica struttura fondata negli anni ’80 da don Antonio Vitiello che si occupa principalmente del recupero dei tossicodipendenti ma con il crescere dei flussi migratori ha aperto le porte a chi non è cittadino italiano e non ha un tetto sulla testa. Queste persone alle 6 devono lasciare la comunità e i giardinetti diventano la loro casa. Lì trascorrono tutto il tempo fino a quando non fa sera e possono ritornare in comunità. «Io non voglio parlare più di questo - dice Goran, o almeno così sostiene di chiamarsi - perché italiani hanno ragione a non pulire dove ci fermiamo per tutto il giorno. Se si offendono non ci danno nemmeno l’euro». Minacce o lavaggio del cervello? Ma cosa fanno tutto il giorno in piazza queste persone senza fissa dimora? Giocano a carte, chiedono la carità, puliscono i vetri delle auto. Difficile immaginare che sporchino molto. La loro zona è compresa fra le due stazione del metrò. Quella della linea due e la uno, ovvero Piazza Cavour e Museo. Sono almeno una cinquantina. Non tutti naturalmente sono subappaltati dai netturbini, ma una buona parte sì. Detto dei clochard vale la pena ricordare da quante unità è composto l’esercito dei netturbini: in Asìa sono in servizio oltre 800 addetti allo spazzamento e la città, per ammissione degli stessi vertici di Asìa, ha sempre il problema delle strade sporche. Che qualcosa non sia esattamente a posto su questo fronte in Asìa lo sanno bene, tanto che sta crescendo il numero delle ispezioni e di conseguenza anche le sanzioni contro gli operatori. Vale a dire che in azienda non tutti sono ligi al proprio dovere, anzi. E uno dei pochi posti che risulta essere ramazzato con regolarità è proprio la zona dei giardinetti di Piazza Cavour. «Al costo di un euro, un pacchetto di sigarette e a volte un cappuccino».

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