Orti urbani con effetto riciclo la sfida ecologica dentro casa

Appello della Fao per favorire in città i "polmoni verdi"
1 ottobre 2010 - Antonio Galdo
Fonte: Il Mattino

La Fao ha appena lanciato un appello per favorire, in tutte le città del mondo, lo sviluppo degli orti urbani. Servono, specie nei paesi poveri, a contrastare la fame, riducono l’inquinamento, creano opportunità di lavoro (in America latina 230 milioni di persone sono coinvolte nell’agricoltura urbana). E innanzitutto consentono il riciclo dei rifiuti e alleggeriscono la catena dello smaltimento. La fotografia di Michelle Obama inginocchiata a coltivare i mille metri quadrati del giardino dell’ala sud della Casa Bianca ha fatto il giro del mondo, e sembrava solo un’astuta invenzione dei guru che curano il marketing della coppia presidenziale americana. In realtà, come conferma la discesa in campo della Fao, si è trattato di un gesto politico, un segnale concreto a favore di stili di vita molto diversi rispetto all’iperconsumismo dei Reagan e dei Bush. La Grande Crisi, e l’effetto di impoverimento che ne è derivato, non concede alternative: piccoli gesti diventano essenziali, molto più dei soliti forum di esperti, per sperimentare sul campo un nuovo modello di sviluppo. D’altra parte la «bomba demografica» che concentrerà nel 2025 la metà della popolazione nelle aree urbane, può essere disinnescata anche attraverso la creazione di piccoli, ma efficaci, polmoni di verde. L’idea di auto-produrre, sul balcone di casa o in terrazza, spinaci e melanzane, cavoli e pomodori, adesso piace agli americani che, durante la seconda guerra mondiale, riuscirono a coltivare nei loro «War Gardens» fino alla metà della frutta e degli ortaggi consumati. Il municipio di New York ha perfino autorizzato l’allevamento di api in città per la produzione del miele, abolendo le vecchie norme che lo proibivano con multe fino a duemila dollari. In Svizzera, da Chiasso a Lugano, le amministrazioni comunali hanno messo a disposizione dei cittadini piccoli appezzamenti, da trenta a cinquanta metri quadrati, per le coltivazioni in proprio, e sono nati così centinaia di orti urbani. E in Italia, secondo le ricerche dell’Istat per conto della Coldiretti, quasi quattro cittadini su dieci coltivano frutta e ortaggi su fazzoletti di terra, cortili, terrazze e balconi condominiali. Più che una moda, o un banale passatempo, l’orto urbano è un possibile contributo dal basso alla soluzione di problemi diversi, che hanno in comune però le ricadute sulla qualità della vita. Nulla di meglio per una città come Napoli, dove l’agricoltura fai-da-te è favorita dalle condizioni climatiche mentre la valanga di spazzatura che invade strade e marciapiedi resta l’incubo quotidiano di tutte le famiglie. Probabilmente non vedremo mai Rosa Russo Iervolino nei panni di lady Obama mentre coltiva il suo orto domestico, ma certo l’amministrazione comunale potrebbe incentivare, anche solo con una campagna di educazione civica, la diffusione dell’agricoltura urbana. E i napoletani potrebbero mostrare, con senso pratico, le qualità di una delle loro migliori attitudini: arrangiarsi. Una volta tanto non per scavalcare la legge, ma piuttosto per non restare indifferenti di fronte al degrado che li circonda.

Powered by PhPeace 2.6.4