La protesta non si ferma "Parco a lutto"

Negozi e scuole chiuse nei comuni
"Ma noi non siamo camorristi"
1 ottobre 2010 - Pietro Treccagnoli
Fonte: Il Mattino

Boscoreale. Un lutto così non s’era mai visto all’ombra del Vesuvio. Quattro comuni (Boscoreale, Terzigno, Boscotrecase e Trecase) fermi. Tutto chiuso come per una apoplessia di veleno e di puzza e contemporaneamente di rivolta contro il veleno e la puzza. Chiuso, ma non immobile, perché un serpentone di oltre diecimila persone, secondo le stime dei vigili urbani, s’è snodato tra le strette strade di pietra nera e di tufo della città che lotta, in prima linea, contro la realizzazione della seconda megadiscarica nel ventre del vulcano. Una lava di donne e bambini, di anziani e cittadini qualunque. E perlomeno altrettante persone hanno marciato, complessivamente, negli altri tre paesi. Ma al di là dei numeri, contava l’energia. Da Pompei e Torre Annunziata sono arrivati molti studenti delle superiori. Tra le saracinesce abbassate, le scuole deserte, gli uffici pubblici sbarrati, passava un popolo che non si è arreso e che alternava la soddisfazione (dopo le parole di Berlusconi che prova a mettere tra parentesi Cava Vitiello) alla diffidenza (dopo i distinguo che si preannunciavano da Roma). Le dichiarazioni del ministro Stefania Prestigiacomo che è ritornata sulle infiltrazioni camorristiche non sono piaciute. Emilia Vitale, a nome del Collettivo Vesuviano, non ci sta: «Sono accuse forti e ingiuste che non tengono conto di quanto sta avvenendo in questa terra già martoriata. Lei, piuttosto, sembra un ministro dell’Ambiente che va contro l’Ambiente». Da piazza Vargas fino a piazza Pace sono sfilati bambini con i grembiuli e le maschere bianche, presi per mano dalle loro mamme («vulcaniche» e no). Gli striscioni ripetevano gli slogan di questi giorni («Il miracolo della monnezza è stato una monnezza di miracolo», «Al posto delle ville della Tulliani pensate alla monnezza dei comuni vesuviani») contro la discarica più grande d’Europa da costruire in uno dei luoghi più famosi del mondo, patrimonio dell’Unesco. Sui muri e sugli alberi erano affissi i manifesti da morto del Parco Nazionale del Vesuvio. Ma non c’era aria da funerale. Mentre una parte del corteo non si fermava alla piazza e si trasferiva alla rotonda Panoramica, il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, è stato festeggiato dagli studenti che in piazza, poco lontano dalla tenda della Protezione Civile dove ha passato i giorni dello sciopero della fame. L’hanno preso in braccio e lui ha provato a rassicurare i cittadini: «Il premier non potrà non intervenire per risolvere questo problema, non può non trovare una soluzione» ha ripetuto. «Sicuramente le parole ci danno grossa speranza ma attendiamo conferme nei fatti. Abbiamo molte aspettative ma resto coi piedi per terra. Non abbiamo ricevuto ancora alcuna comunicazione ufficiale. C’è tutta una serie di problemi di natura tecnico-politica da risolvere. Non vogliamo scaricare il problema su altre popolazioni. Abbiamo lottato per il futuro dei nostri figli, non vogliamo che sia compromesso quello dei figli di altri territori». Ma in serata, dopo le dichiarazioni della Prestigiacomo, ha corretto il tiro: «Hanno di nuovo sparigliato le carte». Da Terzigno, il sindaco Domenico Auricchio che, l’altra sera, ha incontrato il premier a Palazzo Grazioli, restava ottimista: «Alle parole di Berlusconi io credo. Lo stimo e so che farà di tutto per mantenere l’impegno». Anzi alzava la posta («La discarica Sari sarà bonificata») tra le contestazioni di una parte dei manifestanti. Lui però non ha fatto una piega: «È andato tutto bene, le manifestazioni sono sempre civilissime». Le proteste pacifiche non si fermano. A parte la fiaccolata dell’Azione Cattolica di ieri sera, per oggi è prevista, nel palazzetto dello sport di Boscoreale, l’assemblea dei consigli comunali dei quattro paesi della discarica, più Pompei e Torre Annunziata. E domenica le «Mamme vulcaniche» andranno alla supplica di Pompei. Un appello da donna a Madonna. San Gennaro fermava la lava, vuoi vedere che, absit iniura verbis, la vergine del Rosario fermi la monnezza?

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