Acerra si blocca, la rivolta non si placa

Il questore accusa i centri sociali
29 settembre 2010 - Adriana Pollice
Fonte: Il Manifesto

Anche la prima linea del termovalorizzatore di Acerra si è fermata. Il gioiello più prezioso d'Italia, secondo Bertolaso, oggetto di visita turistica lunedì scorso a favore di telecamere, ieri pomeriggio si è bloccato del tutto. La A2A di Brescia che lo gestisce annuncia la ripresa delle attività entro 24 ore. Per le linee due e tre, già ferme, tempi molto più lunghi. «Adesso possiamo dire che è un catorcio? - chiede Tommaso Esposito, del comitato contro l'inceneritore -. Basta andare sul sito dell'Arpac, quest'anno si sono superati i limiti di Pm10 per ben 99 volte sulle 35 consentite. Se poi andiamo a guardare i rilievi sull'inceneritore, l'Arpac rimanda ai dati del gestore, uno scandalo. I giornalisti possono entrare ma i tecnici esterni no. Per questo capolavoro della tecnologia la A2A paga alla Fibe, sulla quale pende il processo per il disastro rifiuti campano, 250mila euro al mese di fitto, le riparazioni alle due linee dovrebbero ammontare, dicono, a 10milioni di euro. I costi di questo disastro li pagheremo noi con la Tarsu e i Cip6 nella bolletta Enel».
Eppure i termovalorizzatori continuano a piacere ai nostri amministratori, il presidente della Provincia di Napoli e il governatore Caldoro confermano l'avvio dei due impianti a Napoli est e Salerno, ma se ne prevedono ancora un paio: uno a Giugliano dedicato alla montagna di ecoballe prodotta dalla Fibe, un altro a Santa Maria La Fossa. Con un piano rifiuti basato su questo presupposto, quello che serve è altre discariche. Dopo aver occupato per l'intera notte alcune sale della Provincia, i sindaci dei comuni vesuviani sono tornati a casa, la prossima convocazione a Palazzo Matteotti è per domani pomeriggio: il tavolo tecnico permanente dovrebbe scongiurare l'apertura di cava Vitiello con un sito alternativo. «Né a Terzigno né altrove - commenta Andrea Corbo -, non vogliano più sversatoi. Proporranno un altro buco dove buttare i sacchetti? Il loro piano non sarà mai il nostro, vogliamo la riduzione della produzione rifiuti e trattamento meccanico freddo». Molte amministrazioni coinvolte sono di centrodestra e attendono almeno i soldi delle compensazioni: «L'abbiamo votata all'80% e ora ci deve aiutare». Il sindaco di Terzigno, berlusconiano ultra ortodosso, invoca direttamente l'intervento del grande capo, a Maroni ieri il compito di difendere il governo.
Tensione sempre alta. Lunedì notte un gruppo con pistola, caschi e passamontagna, ha assaltato a San Giuseppe Vesuviano due automezzi, un autista picchiato. Ieri il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, nell'audizione davanti alla Commissione rifiuti a Palazzo San Macuto, ha insistito sulla pista anarcoinsurrezionalista, chiamando direttamente in causa i centri sociali partenopei Insurgencia e Officina 99 "cointeressate" ad atti vandalici con quattro comitati spontanei. «Ieri sera sono stato in Provincia con Cesaro fino alle nove e dopo a cena con una ventina di amici, possono tutti testimoniare», scherza Ivo Poggiani, tra gli animatori di Insurgencia e del presidio di Chiaiano, famiglie e attivisti in pacifica resistenza da oltre due anni nonostante cariche e intimidazioni della Questura. «Abbiamo parlato con la procura - spiega Francesco Matrone, dei comitati vesuviani -, gli inquirenti sanno dove cercare e non tra noi. Il prefetto insiste sulla linea della criminalizzazione, vuol dire che non sa capire il territorio in cui si muove».
De Martino non esclude anche la camorra: «Il settore è esposto alle mire delle organizzazioni camorristiche. Dall'inizio dell'anno cinque aziende sono state interdette dalle attività legate ai rifiuti», monitorate anche ditte operanti a Napoli, ma con sede legale a Milano, Roma e Venezia. Nuove clamorose proteste, poi, arriveranno dai lavoratori: «Il commissario del Consorzio Unico ha individuato una lista di oltre 400 persone in esubero: non appena saranno identificati i nominativi, temo che la situazione diventerà esplosiva». E infatti ieri un centinaio di lavoratori del Consorzio Unico dei rifiuti del Bacino Napoli-Caserta, in liquidazione, bloccava l'ingresso dell'impianto Stir di Santa Maria Capua Vetere.

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