Lepore all’attacco: crisi infinita assurdo aver perso tanto tempo

"In 16 anni create solo colline di monnezza coperte di teli neri?"
28 settembre 2010 - Giuseppe Crimaldi
Fonte: Il Mattino

Un’analisi a tutto campo della situazione in cui versa Napoli e la sua provincia, ripiombate nel baratro dell’emergenza rifiuti. Un ragionamento niente affatto scontato, se si considera che a farlo è il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore. «Non c’è nulla di nuovo in quello che dico - dichiara al “Mattino” dopo aver rilasciato un’intervista radiofonica - Sono cose che vado ripetendo da anni, da quando ho iniziato a occuparmi di rifiuti». Intanto le frasi rilasciate ieri nel corso di un’intervista a «Radio 24» e ribadite al nostro giornale fanno riflettere, ma anche discutere. «Io - esordisce Lepore - sono andato vicino a zone dove c’è la discarica. Per quanto possano essere perfette, la puzza si sente e anche a distanza. Quando se ne fanno due, poi, ovviamente la cosa non è piacevole». Lepore ribadisce quanto già aveva detto già in altre occasioni, talvolta anche a margine di alcune conferenze stampa convocate i durante la prima emergenza ambientale in Campania (quella del 2008): «Nell’ambito delle indagini sull’emergenza rifiuti fino a oggi non ci sono elementi che ci portano a pensare a manovre di clan camorristici. Non può essere escluso, ma al momento non ci sono indicatori al riguardo». Le indagini, in ogni caso, non sono affatto chiuse e vanno avanti. «Certo - sono sempre parole del procuratore di Napoli - non dovrebbe esistere un Paese dove si bruciano gli autocompattatori, ma è anche vero che siamo nel 2010 e stiamo ancora con le discariche a terra e senza sistemi progrediti per bruciare i rifiuti». Poi arriva l’affondo. Proseguendo nella sua analisi, il numero uno dell’ufficio inquirente non riserva critiche nei confronti di chi avrebbe dovuto, messa alle spalle la crisi dell’inverno 2008, garantire il corretto funzionamento del ciclo dei rifiuti. «Parlo da cittadino, prima ancora che da procuratore: e devo constatare che siamo arrivati a 16-17 anni di emergenza sul tema rifiuti, un lasso di tempo elevato, anni durante i quali si è costruito solo il termovalorizzatore Acerra. Siamo stati capaci solo di costruire colline di “monnezza coperte” di teli neri, e questa è una cosa assurda». Chiaro il riferimento a chi avrebbe dovuto gestire in maniera virtuosa il ciclo dei rifiuti e - evidentemente - non lo ha fatto. Lepore trova anche il tempo di replicare a quanti, partendo dall’emergenza rifiuti, muove critiche che piovono anche sulla società civile napoletana, accusata di immobilismo. «Perché succede solo da noi? - si domanda il procuratore - È un interrogativo che ci assilla da anni». Il procuratore - che ovviamente in queste ore segue da vicino ora per ora gli sviluppi di questa nuova emergenza rifiuti e coordina le indagini insieme con il collega Aldo De Chiara - prova a dare un’interpretazione, una risposta all’interrogativo. «C’entra un pò il carattere dei napoletani - aggiunge - i quali mostrano idiosincrasia a qualsiasi forma di regolamentazione. Non a caso, con intento dichiaratamente provocatorio, ricordo che consigliai alla Regione di fare delle leggi in cui si consentiva di buttare i rifiuti per terra: in questo modo il napoletano, che è solito fare sempre il contrario di ciò che gli si vuole imporre, possa imparare a mettere la spazzatura nei cestini». Lepore glissa invece le domande che riportano direttamente all’inchiesta aperta sui danneggiamenti degli autocompattatori nell’autoparco Davideco-Enerambiente. «Delle indagini in corso non parlo. non posso dire nulla. Stiamo lavorando e presto avremo tutti gli elementi per tirare le somme».

Powered by PhPeace 2.6.4