Cestini sempre pieni, cartoni ritirati in ritardo

Chiaia sporca L'Asìa: colpa delle agitazioni

Municipalità contro l'azienda
La replica: disservizio causato dal blocco degli straordinari
7 giugno 2010 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

«Le strade di Chiaia sono sporche» è l’accusa che il presidente della prima municipalità Fabio Chiosi rivolge all’Asìa. E a stretto giro arriva la replica dell’amministratore delegato dell’azienda partecipata del Comune di Napoli, Daniele Fortini: «Le proteste sindacali ci stanno mettendo in difficoltà, ma siamo pronti a discutere per migliorare il servizio: incontriamoci». Chiosi ha spiegato di aver ricevuto l’ennesima protesta dei commercianti delle Botteghe dei Mille per i cestini getta carte sempre pieni, i cartoni ritirati in ritardo, le strade non spazzate. «L’Asìa continua a rendere un servizio pessimo alla Municipalità» ha sostenuto, chiedendo al sindaco di intervenire a al consiglio comunale di varare una commissione di inchiesta «sugli sprechi interni dell’Asìa, sulla gestione del personale e sull’azienda intera». Ma secondo l’amministratore delegato dell’impresa, Daniele Fortini, le difficoltà nascono, in questo momento, soprattutto dalla tensione nelle relazioni sindacali: «Il blocco degli straordinari deciso dalle organizzazioni dei lavoratori nel quadro dello stato di agitazione che arriverà fino allo sciopero del 15 giugno - dice - ci sta mettendo in grande difficoltà». Un’agitazione che ha molti e diversi motivi: se da un lato c’è la preoccupazione dei dipendenti dei consorzi di bacino per il pagamento degli stipendi che non sono stati ancora versati, dall’altra c’è la protesta dei dipendenti degli stir di Tufino e Giugliano che sono passati all’Asìa e sono stati inquadrati con il contratto Federambiente. Ora protestano per la perdita dei ticket e dell’indennità di turno. Nel periodo dell’emergenza, quando erano alle dipendenze della Fibe ed erano inquadrati con il contratto Federmeccanica, infatti lavoravano 7 ore e 10 al giorno e acquisivano così il diritto al rimborso mensa. Non solo: percepivano un’indennità di turno pari al 50 per cento della paga base mentre il contratto prevede una maggiorazione massima del 15 per cento. Di qui la protesta. E non solo: subito dopo essere entrato in funzione dopo sette mesi di manutenzione (durante i quali i dipendenti sono stati ovviamente pagati restando a casa) l’impianto è stato bloccato dai lavoratori e poi si è fermato per un guasto. I dirigenti dell’Asìa hanno denunciato i lavoratori, ma intanto lo stir è rimasto fermo per le riparazioni. Una situazione estremamente intricata. Alla quale si vanno ad aggiungere una serie di problemi accessori, come evidenziato da Fortini già nel suo libro «rifiuti». Le campane della differenziata, ad esempio, vengono riempite solo per il 70 per cento mentre le bocche restano spesso ostruite da buste e bustine. I cartoni vengono messi a terra interi mentre i commercianti dovrebbero romperli e legarli, i rifiuti vengono depositati ai piedi di cassonetti e campane o gettati a terra ai bordi delle strade. Per non parlare degli ingombranti che vengono abbandonati totalmente al di fuori della legge anche da gente che proviene da altri comuni (come dimostrano le contravvenzioni). Del resto non è difficile vedere i commercianti che lasciano in strada enori sacchi pieni di bottiglie di vetro e di plastica senza differenziarli: in piazza Carolina ogni sera i bar e i ristoranti della zona abbandonano sacchi su sacchi al di fuori degli appositi cassonetti. I dipendenti dell’Asìa, dal canto loro, raccolgono una parte della spazzatura e abbandonano il resto sul marciapiede. Problemi comuni a tutta la città, ma che a Chiaia diventano particolarmente gravi anche perché il quartiere è in queste settimane affollato dai turisti. Fortini lo riconosce e spiega: «È vero che la cura da dedicare al centro storico è particolare perciò se l’assessore alla nettezza urbana del Comune ci convoca con tutte le associazioni interessate e la municipalità siamo pronti a cercare una soluzione a condizione che questo non significhi deprimere le periferie».

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