Nuovo stop al Cdr: cumuli di rifiuti nella galleria

Impianto fermo fino a lunedì, in tilt la raccolta. Caos per le vertenze dei consorzi e di Enerambiente
22 maggio 2010 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Le immagini Cumuli di rifiuti, e non solo ingombranti, fotografati ieri in pieno centro a Napoli con materassi e materiale di risulta tra la galleria delle Quattro Giornate via Marina e via Cesare Rosaroll. newfotosud Trasformare una galleria in discarica? A Napoli si può. Basta imboccare il tunnel della Quattro giornate, quello che da piazza Piedigrotta arriva a Fuorigrotta per trovarsi di fronte un mucchio di mobili dismessi, elettrodomestici, materassi. Insomma tutto quel ben di dio che i napoletani sono soliti abbandonare in strada. Dovrebbe raccogliere l’Asia, ma l’azienda, nonostante i periodici interventi straordinari, continua ad affannare dietro i mucchi di rifiuti di ogni genere che si formano uno dopo l’altro a ogni angolo di strada. Nel periodo dell’emergenza la struttura di Bertolaso interveniva «in danno» quando i cumuli diventavano troppo alti, e quando le diffide agli enti locali aumentavano, aveva il potere di chiedere lo scioglimento delle amministrazioni locali, cosa che è successa per Casal di Principe, Castelvolturno e Maddaloni. Ora i poteri sono tornati tutti nelle mani dei Comuni, ma la spazzatura aumenta. Anche perché i cittadini continuano a non chiamare il numero verde messo a disposizione dalla società partecipata del Comune di Napoli (800161010): molti temono, fornendo nome e indirizzo, di essere beccati e costretti a pagare la Tarsu. E così in via Campegna, in via Diocleziano, a Pianura, al centro direzionale, in via Cesare Rosaroll, mobili di ogni genere, gabinetti e lavandini, vecchi computer e televisori, ingombrano strade e marciapiedi, offrendo immagini che vorremmo dimenticare. Non è solo la mancanza di senso civico a spingerci di nuovo sull’orlo del disastro: la spazzatura, infatti, torna ad accumularsi anche nei pressi dei cassettoni e delle campane della differenziata che in diversi punti della città traboccano. E non è un caso. Qualcosa si è inceppato ancora una volta nel complesso meccanismo della raccolta e dello smaltimento. A partire dallo «stir» di Giugliano che è nuovamente fermo. È incredibile, ma vero. L’impianto che era in manutenzione da novembre e che era stato consegnato all’Asia il 13 maggio, è di nuovo off-line: uno dei nastri non era a posto. L’Asia è stata costretta a bloccare tutto e a chiedere l’intervento dell’impresa milanese che aveva curato il «revamping». Questa dovrebbe arrivare lunedì per rimettere a posto le cose. E così si aggiunge una nuova puntata alla telenovella infinita. Dopo una serie di inchieste giudiziarie il Cdr di Giuglano fu sottoposto a un intervento di radicale manutenzione che è terminato il 13 maggio. Il 14 i dipendenti, che non lavoravano da novembre, sono entrati in sciopero. Le immagini Cumuli di rifiuti, e non solo ingombranti, fotografati ieri in pieno centro a Napoli con materassi e materiale di risulta tra la galleria delle Quattro Giornate via Marina e via Cesare Rosaroll. newfotosud L’amministratore delegato dell’Asia, Daniele Fortini, li ha denunciati e lo sciopero è terminato: per un giorno l’impianto è tornato in funzione e ha macinato duecento tonnellate di spazzatura. Poi i tecnici hanno segnalato che uno dei nastri non era a posto. Di qui il nuovo stop. Ma i problemi dell’Asia, e dei napoletani, non si fermano qui: la prossima settimana il consiglio di amministrazione dovrebbe stabilire le regole della nuova gara per assegnare la raccolta in tre diverse zone della città. Finora non è stato possibile chiudere l’appalto e la società affidataria, Enerambiente, sta continuando a svolgere il servizio grazie a una proroga. Contestualmente la partecipata ha parzialmente ridotto il servizio appaltato all’esterno e questo ha provocato il mancato rinnovo del contratto a cento interinali e il conseguente blocco della raccolta. Poi la vertenza è stata risolta e la prossima settimana dovrebbe partire la nuova gara. Per concludere l’ultima (per il momento) protesta dei dipendenti dei bacino: i dirigenti del consorzio unico da nove mesi trattengono le quote sindacali dagli stipendi ma non versano i soldi nelle casse delle organizzazioni dei lavoratori. Il portavoce degli autonomi, Vincenzo Guidotti, fa sapere che presto saranno chiuse le sedi sindacali. Non prima, però, di aver organizzato un presidio in Regione e uno sciopero generale. Gli istituti di credito minacciano di pignorare i beni superstiti dei lavoratori.

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