Angri L’inchiesta «Caronte» condotta dai carabinieri del Noe

Liquami illegali, chiesto il processo

Diciotto indagato coinvolti nello smaltimento illecito nel rio San Tommaso
19 maggio 2010 - r.s.
Fonte: Il Mattino Salerno

ANGRI. Chiesto il rinvio a giudizio per diciotto imputati coinvolti nell'inchiesta «Caronte» dei carabinieri del Noe e della procura nocerina sull'illecito smaltimento di liquami in un canale che si immette nel fiume Sarno. Il sostituto procuratore Giancarlo Russo della procura nocerina ha chiesto di processare quattordici imputati di fatti risalenti al biennio 2005-2006 anche con l'accusa associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali, che avrebbe agito tramite la ditta Agroecologia srl di Angri, utilizzata come un'impresa criminale. A capo della presunta gang ci sarebbe stato Renato Stelvio, sessantuno anni, gestore di fatto della Agroecologia, ex direttore dei servizi cimiteriali del Comune di Angri. Della gang ne avrebbero fatto parte i suoi tre figli, gli angresi Maria e Sandro Stelvio e Arturo Stelvio di Castellamare di Stabia, la loro dipendente Giovanna Ferraioli, angrese di 25 anni, e otto operai della ditta di espurgo pozzi, Aniello Piselli di 43 anni, Tommaso Frate di 47 anni, Luigi Troiano di 61 anni, Aniello Patella di 44 anni, Carmine D'Antuono di 49 anni, Carmine Tagliamonte di 45 anni, Pasquale Milo di 30 anni e Nicola Longobardi di 63 anni, tutti di Angri e Salvatore Gallo di 51 anni di Sant'Egidio del Monte Albino. A questi quattordici indagati vengono contestati anche lo smaltimento illecito di rifiuti, reato di cui è accusato anche Cuono Pellini di Acerra, della ditta omonima, di violazione della normativa a tutela dei beni paesaggistici, di distruzione e deturpamento di bellezze naturali e luoghi sottoposti a speciale protezione dell'Autorità, di danneggiamento aggravato e di getto pericoloso di cose atte ad offendere, imbrattare, molestare le persone. Altri tre poi sono imputati di fatti minori, tra cui il titolare di un'azienda cartotecnica e di un caseificio, e un funzionario del Comune di Sant'Egidio del Monte Albino (che avrebbe fatto smaltire i liquami di quel mercato ortofrutticolo senza compilare i relativi formulari previsti dalla normativa). Renato e Maria Stelvio sono indagati anche per truffa perché avrebbero rilasciato falsi attestati all'Azienda speciale del Comune di Angri «Angri Eco Servizi» sullo smaltimento dei fanghi delle fosse settiche. Sempre Renato e Maria Stelvio sono indagati per frode aggravata nelle pubbliche forniture. Secondo i carabinieri del Noe di Salerno, del luogotenente Giuseppe Recchimuzzi, gli Stelvio, tramite i loro operai, avrebbero prelevato e smaltito liquami e fanghi provenienti da aziende conserviere, un caseificio e una cartotecnica e da abitazioni delle province di Salerno e Napoli, sversandoli in buona parte nel canale San Tommaso, inquinando il corso del fiume Sarno, con grave pregiudizio per l'ambiente. Per fare questo, sarebbero stati creati falsi documenti e formulari. Sono tre, secondo la procura, i flussi di illecito smaltimento dei rifiuti: il primo con il presunto smaltimento di mille metri cubi di liquidi in un anno gettati nel canale San Tommmaso e raccolti senza compilare i formulari; il secondo (per 530 metri cubi in un anno) e il terzo (840 metri cubi in un anno) con un finto conferimento alla ditta Pellini e in realtà smaltiti sempre nel fiume Sarno. La richiesta di rinvio a giudizio mette così fine all’inchiesta per un episodio di inquinamento che destò non poco scalpore. La parola passa ora al Gip che dovrà decidere se rinviare al processo o meno gli indagati.

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