Appalti e interdittive antimafia il grande affaire nel mirino dei clan

Dopo l'intervento della prefettura si ridisegna la mappa dei srevizi offerti dalle amministrazioni
22 aprile 2010 - d.d.c.
Fonte: Il Mattino

Appaltare il servizio di raccolta della spazzatura è una di quelle imprese che mette a dura prova le amministrazioni della Campania. Gli arresti, le interdittive antimafia, i ricorsi e i controricorsi al Tar si susseguono con colpi di scena degni di un thriler. Quasi tutte le amministrazioni mandate a casa dalla prefettura per infiltrazioni mafiose avevano tra i «capi d'accusa» quello di appalti sospetti a aziende della spazzatura vicine ai clan. E ancora in questi giorni sono molte le amministrazioni tra Napoli e Caserta che si trovano nella necessità di sostituire la Saba, impresa con sede a Ercolano, colpita dall'interdittiva della prefettura. L'azienda fino al mese scorso raccoglieva la spazzatura di Caserta, Marcianise e di altri sette comuni della regione, servendo complessivamente mezzo milione di abitanti. Nel luglio dello scorso anno il Tar annullò l'interdittiva antimafia della prefettura di Napoli. Ma il prefetto Pansa ne ha firmata un'altra qualche settimana fa in base ai nuovi elementi acquisiti nel corso di una recente indagine della Dda sul clan Falanga. E nel rapporto del Gia figura anche un lungo elenco delle ditte con le quali l'azienda aveva contratti e che sono state a loro volta gravate da interdittive o comunque ritenute vicine a esponenti della malavita. Un elenco tanto lungo da far paura che comprende: la cooperativa San Marco, le società Slia e Fineco ritenute dagli 007 della prefettura riconducibili al gruppo Coluci, gravato da interdittiva, il gruppo Fontana, la società Langella, il consorzio Geoeco, la Mita Spa, la Oplonti Service, la Global Service, la Edil Cava, l'Igiene Urbana, la Arzano Multiservizi. La Saba ha partecipato poi alla gara per la raccolta dei rifiuti nei tre quartieri centrali di Napoli che si è conclusa con un nulla di fatto. In quell'occasione la fronteggiarono la Enerambiente (e il Gia ha evidenziando anche per questa impresa elementi da approfondire) e la Igica, la ditta a cui ieri è stato bruciato un compattatore. In Campania lavora anche la Ego Eco, il cui amministratore di fatto è stato arrestato a Minturno (dove aveva l'appalto per i rifiuti) per associazione per delinquere finalizzata alla frode nell'esecuzione di pubblici appalti e truffa ai danni di enti pubblici. La ditta è stata protagonista di una lunga contesa con la Enerambiente a colpi di ricorsi al Tar per l'appalto ad Acerra. Nella indagine di Minturno furono coinvolti gli amministratori della De Vizia Trasfert ampiamente citata nella relazione del prefetto Bruno Frattasi sul condizionamento mafioso del Comune di Fondi dove si legge: «De Vizia Vincenzo annovera precedenti di polizia per attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, associazione a delinquere e ricettazione, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti in concorso con altri 38 indagati».

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