21 aprile 2010 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Sette lavoratori interinali bloccano i cancelli dell'autoparco di Enerambiente, la società che gestisce la raccolta del Vomero, dell'Arenella e del centro storico, e la città si sveglia ancora una volta con le strade piene di spazzatura. Quattrocento tonnellate di rifiuti sono rimasti nei cassonetti traboccanti: una situazione assurda che fa scendere in campo l'amministrazione comunale. Risultato: Comune e Asia mobilitano gli uffici legali per verificare se oltre all'applicazione delle penali contrattualmente previste, vi siano gli estremi per presentare una denuncia per interruzione di servizio pubblico. «Né i dirigenti di Asia né l'amministrazione comunale sono stati avvisati del blocco della raccolta da parte dei responsabili della ditta Enerambiente – spiega l'assessore all'Igiene, Paolo Giacomelli - e si è appreso che al momento della protesta nessun dirigente di quella società era presente sul posto per raccogliere le eventuali richieste ed evitare il blocco dell'autoparco. Non possiamo più tollerare che la città sia in balia di qualsiasi protesta, in particolare se riguarda un settore così delicato come la raccolta dei rifiuti». E poi l'assessore rincara la dose: «Già a marzo - dice - l'amministrazione si era attivata in occasione di un episodio simile con il prefetto, le forze di polizia e i dirigenti di Enerambiente perché vi fosse il massimo impegno e attenzione a evitare il ripetersi di tali situazioni. Oggi prendiamo atto che non è stato fatto nulla di quanto richiesto». Un assurdo. Ma per capire che cosa sia successo lunedì notte bisogna ripercorrere varie e intricate vicende. La prima è legata agli incontri sindacali che si succedono in questi giorni per il decollo della nuova società che dovrebbe provvedere allo spazzamento. Incontri che hanno visto i sindacati su alcuni punti contrapporsi all'amministrazione. Il malumore potrebbe essersi ripercosso anche sui dipendenti di Enerambiente. Ma questa è solo un ipotesi. È certo, invece, che Enerambiente lavora in queste settimane in base a un affidamento ponte e si è vista ridurre il servizio che le era stato in precedenza commissionato. Per questo non ha rinnovato il contratto a cento lavoratori interinali che protestano anche se hanno ottenuto una sorta di sussidio fino all'estate e la promessa di tornare al lavoro quando scatteranno le ferie dei dipendenti. E sono proprio sette lavoratori in affitto quelli che lunedì notte hanno bloccato per protesta i cancelli di via De Roberto. Enerambiente, dicevamo, sta lavorando grazie alla proroga di un vecchio contratto dopo che la gara per il rinnovo dell'appalto per la raccolta in tre zone di Napoli era andata per tre volte deserta. Una circostanza sulla quale riflettere. Nel luglio dello scorso anno, infatti, l'Asia è stata costretta ad azzerare tutto perché in nessuno dei tre lotti c'era un adeguato numero di concorrenti. Al primo parteciparono, infatti, Enerambiente e Saba, ma questa non fornì la documentazione richiesta, nel secondo era presente solo la Igica di Caivano e nel terzo solo Enerambiente. E la Igica, ha sostenuto la commissione aggiudicatrice, non avrebbe potuto partecipare perché appartiene a un ente pubblico. La stessa azienda ha presentato richiesta di accesso agli atti, ma non ha ancora avuto risposta. Vista la impossibilità di assegnare il servizio l'Asia ha concesso una proroga a Enerambiente. Intanto, però, la Saba era finita nel mirino della prefettura ed è stata fulminata da un'interdittiva antimafia. Nelle motivazioni compare anche l’Enerambiente che secondo il Gia, il gruppo ispettivo antimafia, sarebbe una delle aziende fornitrici dell'impresa di via Ferrante Imparato. La ditta sarebbe collegata a tale «D’Oriano Antonio, già proposto per l’applicazione di una misura di prevenzione antimafia, figlio di Domenico indicato in un informativa dei carabinieri quale anello di congiunzione tra il clan D’Alessandro e la Sacra Corona Unita», si legge nel rapporto.

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