Discarica di Terzigno, il vescovo scrive a Caldoro: pensaci bene

Monsignor Depalma invia una missiva al governatore per l'apertura di un secondo sversatoio sul Vesuvio
26 aprile 2010 - Francesco Parrella
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI – «Un vescovo non ha soluzioni tecniche né politiche. Può soltanto chiedere alle istituzioni e a chi le rappresenta un surplus di riflessione, discernimento, confronto». Con questa premessa il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma, ha rivolto, tra gli altri, al neogovernatore della Regione Campania Caldoro, un invito, espresso in una missiva, ad una maggiore riflessione invocando l’uso del buon senso, in merito all’apertura della seconda discarica nel comune di Terzigno, (ex cava Vitiello), nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, su cui il governo ha dato nel febbraio scorso il via libera all’apertura.

UNA FERITA AL PAESAGGIO – «L’area in oggetto – scrive l’alto prelato - già ospita una discarica, accettata dai cittadini con spirito di sacrificio in considerazione dell’allarmante emergenza-rifiuti verificatasi tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008. Essa causa già preoccupazioni per ciò che accoglie e per la difficoltà, denunciatami da numerosi cittadini, di applicare controlli severi. È inoltre considerata da molti esperti, nonché da Istituzioni tenute alla tutela del Parco Nazionale, una ferita aperta all’equilibrio paesaggistico vesuviano. Ricevo anche numerose segnalazioni di lezzi che si levano dalla discarica, con apprensioni più che comprensibili per la salute e la qualità dell’aria respirata. Una seconda discarica di dimensioni ancora più ampie e destinata ad accogliere più rifiuti, desta – la riflessione del vescovo - ancora maggiori preoccupazioni. Tanti sono gli interrogativi dei cittadini e degli studiosi – sottolinea monsignor Depalma - interrogativi - aggiunge - che sono anche miei». Da qui l’invito alle istituzioni regionali, «senza timore di strumentalizzazioni», ad più attenta e «lungimirante» riflessione, per evitare che «una soluzione emergenziale non diventi un danno irreparabile per il territorio e per le persone».

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