Pentito rivela: racket sulla bonifica di Napoli Est

"Tangenti nella cassa comune dei clan". Nel mirino raffinerie, sopraelevata, bipiani e Auchan
29 marzo 2010 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

La bonifica della ex raffineria di San Giovanni a Teduccio, lo smantellamento dei famigerati bipiani di Barra, ma anche la demolizione della sopraelevata di via delle Repubbliche Marinare. Poi gli appalti per la realizzazione del centro commerciale Auchan, a partire dalla rete di servizi - pulizia, vigilanza e ristorazione -: tutto nella grande morsa del racket. Napoli Est, c’è il racconto di un pentito nell’inchiesta della Dda di Napoli. Si chiama Giuseppe Manco e sta riempiendo pagine di verbali, tirando in ballo imprenditori, professionisti, commercianti. Un racconto che abbraccia gli ultimi dieci anni di storia criminale della periferia orientale, secondo quanto emerge dagli atti depositati in questi giorni nel processo al clan Aprea di Barra. Pagine piene di particolari, ma anche di «omissis», segno di un’inchiesta ancora aperta a verifiche investigative. Si parte da un dato di fatto: «Qui a Napoli Est il racket lo pagano tutti: dai mercatini rionali agli imprenditori che lavorano sulle grandi opere, sui grandi appalti. Ma c’è una regola su tutti: esiste una cassa comune, dove entrano i soldi delle grandi tangenti, che vengono distribuiti a tutte le famiglie criminali che contano». Vicende che meritano una premessa: al di là delle accuse del pentito, va fatto salvo il lavoro onesto di chi ha consentito di realizzare bonifiche e nuovi insediamenti produttivi. A partire dall’Auchan, fresco di inaugurazione. Eppure sono proprio le parole di Manco ad essere utilizzate nel processo agli Aprea, arrestati nel 2007 per aver imposto tangenti sulla costruzione del centro commerciale tra Barra e Ponticelli. Ascoltato dai pm Stefania Castaldi e Maria Cristina Ribera (pool dell’aggiunto Sandro Pennasilico), Manco ha spiegato i meccanismi della cassa comune: «Per le grandi opere, guadagnano tutti e non c’è guerra o scissione che tenga. Così si evitano pressioni nei cantieri, si limitano denunce o interventi delle forze dell’ordine». Un sistema tuttora in piedi, racconta il teste d’accusa, per le grandi opere della periferia orientale. Tra pagine bianche non ancora trascritte, il pentito fa uno zoom anche sulle altre attività finite nel mirino: i lavori per lo smantellamento della sopraelevata di via delle Repubbliche Marinare (2008-2009), poi gli appalti per bonificare dall’amianto i bipiani di Barra (2004-2005), fino alla grande opera di riqualificazione della raffineria: «La bonifica e il rilancio commerciale della zona ha fatto arrivare più soldi - ha spiegato -, se ne sono accorti anche i detenuti, che hanno ricevuto ”mesate” più ricche in questi mesi». Inchiesta che punta dritto su un articolato tessuto di potere criminale: il pentito fa infatti i nomi degli Aprea e dei Celeste-Guarino (due cosche in guerra da cinque anni); dei Cuccaro, Alberto, Minichini, poi dei De Luca Bossa e di quel che resta dei Sarno. Tra guerre e scissioni, faide e armistizi, c’è una sola parola che mette d’accordo tutti quanti: «Sono i soldi dei grandi appalti per bonifica e rilancio della periferia orientale». Un’inchiesta che ha già dato alcuni frutti, addirittura prima della decisione di Manco di passare dalla parte dello Stato: tanto che tre anni fa ci furono sei arresti, tra cui Pasquale Aprea e ben quattro imprenditori che imponevano forniture di cemento o che facevano da collettori di tangenti. Arresti che non hanno turbato più di tanto il sistema della cassa comune di Napoli Est: «A Pasqua del 2008 - aggiunge Manco - nonostante gli arresti per l’estorsione Auchan, abbiamo comunque ricevuto la quota estorsiva di 20mila euro, pattuita a titolo estorsivo per due cantieri (uno a San Giorgio e uno attivo all’Auchan), grazie all’intervento di un imprenditore di Casal di Principe». Già, perché, arrestato Pasquale Aprea, è intervenuto uno di Casal di Principe, alleato di quelli di Barra, a «rinegoziare» una tangente che andava avanti da anni. Gli affari prima di tutto, specie quando in ballo c’è il rilancio della malandata periferia est.

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