Flumeri

Inquinamento, "Real Beef" sotto sequestro

Macellazione fuori norma
La scelta del Gip di Ariano dopo 24 mesi d'indagini
21 marzo 2010 - Nicola Diluiso
Fonte: Il Mattino Avellino

Flumeri. Emissioni inquinanti, odori nauseabondi e violazioni delle normative vigenti. Sono questi alcuni degli aspetti di responsabilità in base ai quali il Gip presso il Tribunale di Ariano Irpino, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo della «Real Beef», macello industriale che fa parte del più famoso gruppo «Cremonini». I sigilli sono stati apposti dai carabinieri della locale stazione, al comando del maresciallo Domenico Fischietto. Due anni di serrate indagini, svolte a seguito di numerose denunce presentate dai cittadini residenti in abitazioni adiacenti all’opificio ubicato nell’area Asi di Valle Ufita. Un peso sostanziale nella prosecuzione dell’attività portata avanti dalla magistratura è stato determinato da un’ulteriore denuncia formulata alle autorità di vigilanza, carabinieri e Asl, da un’azienda farmaceutica collocata a poca distanza dal macello. Nel tempo, le giuste pretese dei residenti della zona che attraverso propri legali avevano reclamato il rispetto dei diritti basilari hanno spinto la dirigenza aziendale ad adottare un nuovo investimento economico per la installazione di un depuratore che potesse abbattere i fumi maleodoranti. A riguardo, alcuni mesi orsono in una conferenza dei servizi convocata dal sindaco di Flumeri, alla presenza della dirigenza aziendale, dell’Asl, dell’Arpac, dell’Asi, delle altre aziende del bacino e delle forze dell'ordine, gli abitanti di Murge e Tierzi, le due contrade contigue alla zona dove è ubicato il macello, avevano chiesto a gran voce ”soltanto il diritto di poter aprire le finestre delle nostre case e respirare un'area sana”. La «Real Beef», sulla scorta di quanto lamentato dai cittadini, e non senza polemiche a ripetizione, stava concludendo l’attivazione del sistema di depurazione. Ma tutto questo, evidentemente, non è bastato a frenare l’indagine in corso. E così la Procura della Repubblica di Ariano Irpino ha avuto tutto il tempo e le circostanze favorevoli per raccogliere elementi di colpevolezza a carico del rappresentante legale dell’industria, il signor Alessandro Di Conza, ritenuto dagli inquirenti responsabile di aver svolto l’attività di macellazione violando le prescrizioni stabilite dalle autorizzazioni e le prescrizioni imposte dall’autorità competente per svolgere tale attività. A suo carico pesa anche l’accusa di aver provocato emissione di gas, vapori e fumi dall’odore disgustoso e nauseabondo tali da molestare gli abitanti degli insediamenti industriali ed abitativi circostanti. Questi i motivi per cui il Gip presso il Tribunale arianese ha emesso il decreto di sequestro preventivo eseguito appunto dai militari dell'Arma. La notizia, ben accolta da quanti negli anni hanno contestato il funzionamento del sistema di depurazione e smaltimento del macello, ha creato, contestualmente, qualche preoccupazione a quanti in quell’azienda, sorta anche per mezzo dei finanziamenti legati al Patto Territoriale della Baronia, vi lavorano. Ma è chiaro - come confermato dagli stessi inquirenti e della autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni - che non appena verranno terminati i lavori di adeguamento degli impianti per la salvaguardia delle emissioni in atmosfera, la fabbrica potrà riaprire i cancelli, dopo il dispositivo di dissequestro. I residenti nell’area attendono di vedere risolti, una volta per tutte, i problemi sorti con le lavorazioni svolte nello stabilimento e che sono stati all’origine della iniziativa giudiziaria.

Sei anni di attività fra drammi, attentati e polemiche

Insediata poco meno di sei anni fa, la «Real beef» ha portato nel cuore del nucleo industriale di Flumeri occupazione e lavoro. Ma il suo impatto ambientale è stato tanto e tale da generare malumori e contenzioni conclusisi con il sequestro di ieri. Inevitabile che, col progredire di una cultura dell’ambiente e della tutela della salute collettiva, la presenza di uno stabilimento di questo tipo finisse sotto il microscopio delle autorità sanitarie e - come avvenuto - di quelle giudiziarie. Dell’azienda, peraltro, si sono interessati a più riprese gli organi d’informazione per vicende di varia natura. Prima la morte di un operaio all’interno dei capannoni, poi l’esplosione di un ordigno rudimentale nei pressi dello stabile, ricondotta ad un movente estorsivo. Più recente, invece, la vertenza «Boeing», la cooperativa che si occupa delle carni surgelate, che ha coinvolto 15 operai iscritti alla Flai-Cgil, col licenziamento di due unità che si erano opposte al trasferimento presso un’azienda del nord Italia. In settimana, al riguardo, su iniziativa della Cgil, è stato indetto un incontro col Prefetto Blasco per l’applicazione del dispositivo del Giudice del lavoro, che prevede il reintegro dei due operai nel posto di lavoro. Ora le indagini relative all’inquinamento ambientale, che hanno consentito di accertare la presenza, nell’area circostante lo stabilimento, di odori molesti con limiti di riferimento abbondantemente superati e di riscontrare diverse violazioni di prescrizioni tecniche stabilite dai provvedimenti autorizzativi e dall’autorità regionale o comunque errate procedure. E non basta. È stato, difatti, verificato che le operazioni di scarico, macellazione e stoccaggio dei residui della macellazione sono state effettuate a meno di 250 metri dal più vicino insediamento abitativo e senza la messa in funzione di adeguato impianto di abbattimento degli odori, di ventilazione e aspirazione dei gas nei locali.

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