I risultati dei controlli dell’Authority per la vigilanza sugli appalti pubblici

Contratti e rifiuti, spunta un'altra black list

Gestione integrata nove comuni nel mirino
10 marzo 2010 - r.c.
Fonte: Il Mattino

C’è una nuova black list per i comuni inadempienti rispetto allo smaltimento dei rifiuti: questa volta l’ha compilata l’Authority per la vigilanza sui contratti pubblici che ha svolto una ricerca per stabilire se nei comuni italiani è stata unificata la gestione del ciclo dei rifiuti e se sono stati gestiti corrrettamento gli affidamenti. E ancora una volta il Comune di Napoli potrebbe essere tra quelli considerati non virtuosi, Su 28 casi analizzati, infatti, 7 sono risultati conformi, 12 Comuni dovranno adottare gli opportuni rimedi e 9 sono stati giudicati non conformi alla normativa. Quali siano ancora non è stato annunciato perché l’Autority ha concesso dai trenta ai sessanta giorni alle amministrazioni per mettersi in regola e solo alla scadenza dei termini comunicherà quali provvedimenti sono stati presi e nei confronti di chi. Sono stati, però, esaminati 28 casi: Napoli, Ancona, Alessandria, Belluno, Benevento, Biella, Campobasso, Fermo, Ferrara, Frosinone, Grosseto, Imperia, La Spezia, Livorno, Lucca, Padova, Pescara, Pordenone, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Varese, Vicenza, Viterbo, Consorzio Treviso Tre. Le comunicazioni sugli eventuali provvedimenti sono state invate alle amministrazioni, ma l’assessore Saggese (che per Napoli dovrebbe essere quello competente) non ha ancora ricevuto nessun incartamento. Un buon segno? Forse. È certo, però, che il Comune non ha ancora siglato con l’Asia (undici anni dopo l’avvio della società) alcun contratto di servizio e questo difficilmente potrà passare inosservato. Il provvedimento, che riguarda 25 Comuni e un Consorzio di Comuni, nasce da una’indagine conoscitiva con la quale l’Autorità aveva acquisito da Regioni, Province autonome e Comuni capoluogo di Provincia, documentazione sullo stato di attuazione del sistema di gestione integrata dei rifiuti. Dall’indagine, spiega l’Authority, è emerso che la filiera della gestione dei rifiuti, concepita dal legislatore come un ciclo chiuso, risulta frammentata e affidata spesso a vari gestori nelle sue diverse fasi, raccolta, spazzamento, trasporto, recupero e controllo, in contrasto con il codice ambientale. Infatti, a dieci anni dall’entrata in vigore del decreto Ronchi e dopo gli aggiornamenti del testo unico sull’ambiente del 2006, le Regioni non hanno ancora dato piena applicazione alla normativa: solo pochi ambiti territoriali ottimali (Ato) sono stati individuati. E anche questa oseervazione rischia di aprire nuove polemiche in Campania: la Regione e il Governo, infatti, hanno affidato alle province e non agli Ato la gestione del ciclo. «A seguito di una indagine dell’Autorità – spiega il consigliere relatore Andrea Camanzi - abbiamo rilevato che in molti casi la scelta dell’amministrazione locale di procedere alla produzione in house dei servizi, è stata realizzata in mancanza dei requisiti necessari a garantire l’inesistenza di finalità commerciali». «Tra l’altro, sulla base della recente modifica della normativa italiana – sostiene il presidente dell’Autorità, Luigi Giampaolino – si può ricorrere all’in house nel settore dei servizi integrati dei rifiuti solo al verificarsi di specifiche condizioni economiche, sociale ed ambientali che non consentono un utile ed efficace ricorso al mercato».

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