Scontri di Pianura, i teppisti riconosciuti in aula

Gli incidenti nel 2008 per la riapertura del sito di Contrada Pisani
17 febbraio 2010 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

Hanno riconosciuto in aula i teppisti che imposero la serrata ai commercianti di Pianura. Udienza tesa, movimentata, decisiva per ricostruire la guerriglia scoppiata a Napoli ovest per impedire la riapertura della discarica di Contrada Pisani. Aula 215, in aula vengono ascoltati testimoni d’eccezione, tra esponenti dell’associazione antiracket e parti offese, semplici dipendenti dell’Anm costretti a deviare dal loro percorso e ad abbandonare i mezzi ad atti di sciacallaggio. Udienza tesa, condotta dal pm anticamorra Antonello Ardituro, titolare delle indagini sulla devastazione messa in scena a Pianura, a gennaio del 2008, in un braccio di ferro contro l’ex governo di Romano Prodi. In campo, dunque, l’associazionismo antiracket, intervenuto dopo l’imposizione di chiudere i negozi, di serrare i battenti di bar, supermercati e esercizi commerciali. È lo stesso Luigi Cuomo a ricostruire in aula il diktat imposto con la violenza da giovani in scooter, volto travisato, spranghe alla mano: «Intervenimmo per dare forza alle tante persone per bene che si vedevano imporre la serrata. Abbiamo sempre pensato, anche a giudicare da chi soffiava sul vento della protesta violenta, che la camorra potesse prendere il sopravvento e tornare ad imporre il pizzo dopo anni di lotta del gruppo antiracket». Scene scolpite nella memoria di chi a Pianura in piazza ci scendeva solo per scandire in modo civile il no secco alla riapertura dell’antica discarica di via Contrada Pisani. Poi arriva il momento del riconoscemento. Ai rappresentanti del gruppo antiracket di Pianura chiedono di indicare in aula imputati che nei giorni della sommossa antidiscarica scatenarono una vera guerriglia. C’è un riferimento specifico: «Si, lo riconosco, è lui - spiegano i testimoni - si chiama Roberto Cosentino ed era in sella a uno degli scooter. Prima impose il blocco dei negozi, poi, nel montare in sella a una moto, abbassò la bandana che aveva al collo e lo riconobbi. Da allora posso dire con certezza, che era uno dei facinorosi». Al centro della ricostruzione, in particolare, il tentativo di incendiare il supermercato della Conad in via San Donato, che aveva «osato» rimanere aperto durante la protesta. Ma non ci sono solo commercianti e leader dell’associazionismo locale, nell’aula del processo alla devastazione di Pianura. A rispondere al pm anticamorra Ardituro, anche tre dipendenti Anm: vennero sequestrati, malmenati e costretti a lasciare i mezzi, che vennero incendiati o usati come barricate contro le forze dell’ordine. C’è il racconto di un autista in particolare, che ricostruisce l’assedio di via Sartania, poi coinciso nel momento clou della mobilitazione, vicenda per la quale è a giudizio il consigliere comunale Marco Nonno: «Stavo svolgendo il turno di notte - ha spiegato la scorsa mattinata in aula - venni circondato da una ventina di teppisti, erano armati di spranghe. Mi costrinsero a puntare su via Sartania, poi a lasciare il bus. Fui picchiato, riuscii a divincolarmi e a scappare, tanto che mentre scappavo sentii una esplosione enorme, mi voltai e vidi il mio bus divorato dalle fiamme».

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