Asa, è già iniziato il dopo Romano

Il presidente dimissionario non torna sui suoi passi: «La mia è una battaglia morale»
24 gennaio 2010 - Lidia Salvatore
Fonte: Il Mattino Avellino

Angelo Romano non torna indietro. Troppo aspri i contrasti con la parte privata dell’Asa per pensare di riprendere in mano le sorti dell'azienda. La sua ferma volontà è chiara anche al presidente del Cosmari, Antonio Caputo, che ha fatto intendere di aver cominciato a guardarsi intorno. Le norme statutarie danno cinque giorni di tempo per nominare il terzo rappresentante del consiglio di amministrazione. E - mentre il vice presidente Fernando D'Amore avrebbe già provveduto alla convocazione del Cda - Caputo anticipa che la sostituzione di Romano potrebbe passare per l'individuazione di un tecnico: «una persona esperta di enti locali e questioni amministrative». Una possibilità per provare a convincere il massimo esponente dell'Asa a tornare sui suoi passi, però, c'è. Il presidente lancia un messaggio forte e diretto a chi "oggi compie formalità di rito". «Il mio rientro - evidenzia - è tutto nelle mani di Caputo, che ha avuto un mandato preciso dai sindaci: rilevare le quote del privato e rendere l'Asa tutta pubblica. Oggi quel mandato è inevaso per ragioni incomprensibili». Il presidente è pronto a tornare in sella, ma con un Cda tutto nuovo. E' rimasto perplesso di fronte alla scelta del suo vice D'Amore - «nominato dal sindaco Galasso e dal gruppo del Pd» - di non seguire il suo esempio. «La mia - sottolinea - è una battaglia morale, che nulla ha di personale, avviata per salvaguardare gli interessi del Cosmari e, di conseguenza, dei comuni, a cominciare dal capoluogo. La scelta di D'Amore la indebolisce. Di fronte a un'azione forte di un privato era necessaria una risposta altrettanto forte che non è arrivata». Il numero uno dell'Asa si aspettava una "rivolta" rispetto al tentativo della parte di minoranza del Cda di trasferire all'azienda sette dipendenti - «all'ufficio provinciale del lavoro ci sono ulteriori richieste di concordato» - della sua impresa privata. Non gli è bastata la dichiarazione di Caputo che ha definito la questione "un colpo di mano" e l'invito fatto dallo stesso presidente del Cosmari al Cda dell'Asa di non ratificare le assunzioni e opporsi in sede legale. Romano, che ha ricevuto e molto apprezzato la solidarietà dell'assessore provinciale Domenico Gambacorta, ha evidenziato, inoltre, che non sono passati inosservati i silenzi di altri, a cominciare dallo stesso Galasso, e le «formalità» di altri ancora. Gambacorta non è entrato nel merito della questione, limitandosi a sottolineare che, quella dell'Asa «è la dimostrazione che ci sono spesso interessi inconciliabili tra parti pubbliche e private». Intanto, sulla vicenda intervengono gli addetti interessati dall'assunzione che rivendicano «il sacrosanto diritto ad un posto di lavoro» e chiedono «una decisa azione dei sindacati", ribadendo "il fabbisogno di personale dell'Asa». Non manca un intervento delle organizzazioni di categoria. «Abbiamo sempre sostenuto - evidenzia Michele Caso della Cisl - che le società debbano essere pubbliche. La vicenda Asa rappresenta l'ennesimo atto di privati che tentano di trarre il massimo profitto dai servizi pubblici. Si determina, così, un corto circuito economico: la società arranca sul piano finanziario mentre il socio privato trae guadagni dagli affidamenti diretti. E se poi la propria società è in difficoltà, si trasferisce il conto all'Asa. La soluzione è rendere l'Asa tutta pubblica. Continuare a tergiversare significa essere complici di questo sistema».

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